nextquotidiano.it
Dir. Resp.
Tiratura: n.d. - Diffusione: n.d. - Lettori: 6000
Edizione del 28/05/2020
Estratto da pag. 1
Il piano B per gli spostamenti tra regioni dopo il 3 giugno
Il piano sarà oggetto di discussione alla conferenza dei governatori prevista nei prossimi giorni ma una delle ipotesi è obbligare alla quarantena chi arriva da Lombardia e Piemonte in altre regioni
C’è un piano B del governo per gli spostamenti tra regioni dopo il 3 giugno che investe Lombardia e Piemonte, che rischiano la chiusura per un’ulteriore settimana fino al 10. Invece di vietarli, il governo pensa di disincentivarli, lasciando la possibilità alle regioni del Sud «di proteggersi». Il piano sarà oggetto di discussione alla conferenza dei governatori prevista nei prossimi giorni ma una delle ipotesi è obbligare alla quarantena chi arriva da Lombardia e Piemonte in altre regioni. Il piano B per gli spostamenti tra regioni dopo il 3 giugno Dal ministero degli Affari Regionali guidato da Francesco Boccia, che non ha ancora partorito il famoso bando per gli assistenti civici con la Protezione Civile, si sottolinea che i governatori non possono chiudere i confini o applicare forme di controllo discriminatorie.  L’articolo 120 della Costituzione parla chiaro: «La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, né limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale». Questo significa che qualsiasi iniziativa dovrà essere comunque concordata con il governo centrale, non si potranno creare «stati e statarelli». Ma, spiega oggi Il Messaggero, ecco il piano B: C’è comunque un piano B che il governo accarezza. Se i dati della Lombardia e del Piemonte dovessero essere comunque problematici, come da trend attuale, questi due territori potrebbero aspettare una settimana quindi dal 3 al 10 giugno – per uscire dai propri confini. Ma con un’accortezza non banale. E cioè l’obbligo di quarantena nei territori raggiunti: due settimane a casa per capire se sono positivi. Un modo disincentivare gli spostamenti. Coronavirus: i numeri di Lombardia e Piemonte (Corriere della Sera, 27 maggio 2020) Il dibattito ancora in corso si incrocia però con un altro dossier: quello sulla data del voto per le sei regioni che hanno spostato l’appuntamento elettorale previsto in primavera. Ieri sera si è svolta una conferenza della ministra Luciana Lamorgese con i presidenti interessati all’appuntamento. Il vertice è finito male: fumata nera. Con il secco no di Vincenzo De Luca (Campania) a votare il 20 settembre, come invece proposto dal Viminale. Lo scontro Sala-Solinas Intanto c’è da registrare lo scontro Sala-Solinas. “Vedo che alcuni presidenti di Regione, ad esempio quello della Liguria Giovanni Toti, dicono che accoglieranno a braccia aperte i milanesi, altri dicono ‘magari se fanno una patente di immunità’ è meglio. E io non andrei in vacanza laddove fosse richiesto un test di negatività al virus”. Un attacco diretto al presidente della Sardegna Christian Solinas che ha proposto – e finora trovato l’appoggio del solo collega siciliano Nello Musumeci – che chiunque arrivi sull’isola debba avere un certificato di negatività. “E’ l’ennesima strumentalizzazione infelice, Sala in materia di coronavirus dovrebbe usare la decenza del silenzio, dopo i suoi famigerati aperitivi pubblici in piena epidemia – ha replicato il governatore -. Nessuno ha chiesto improbabili patenti di immunità, ma un semplice certificato di negatività, proprio per poter accogliere al meglio e in sicurezza tutti i cittadini, soprattutto quelli che sarebbero fortemente penalizzati se il Governo andasse avanti nell’ipotesi di bloccare la mobilità dei residenti in Regioni considerate a rischio”.

Solinas porterà la proposta in Conferenza delle Regioni e, se ci sarà il via libera, alla Conferenza Stato-Regioni del 29 maggio. Uno degli appuntamenti cruciali in vista del 3 giugno, con il presidente Stefano Bonaccini che invita alla calma: “mi auguro che si possa riaprire tutti, perché vuol dire che cala il rischio. Bisogna prendere una decisione insieme, condivisa”. Sulla linea Sala si schierano Massimiliano Fedriga – “quella dei passaporti sanitari è una scelta inattuabile” dice il governatore del Friuli Venezia Giulia – e Toti che dopo averne esaltato l’inut
ilità nei giorni scorsi li ha definiti “burocrazia in più che piomba sul turismo”. All’opposto è invece il sindaco di Napoli Luigi de Magistris: “se dovessi decidere adesso, non ci sono le condizioni per consentire liberamente uno spostamento dalla Lombardia e dal Piemonte verso le altre Regioni a meno che non si garantisca la previa acquisizione del tampone negativo”. Posizione inconciliabili, con il governo che dovrà mediare, tentando di trovare una linea comune. Ma anche nell’esecutivo cresce il fronte di chi nutre molti dubbi su una riapertura totale. Leggi anche: La Sicilia chiusa fino al 7 giugno