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Edizione del 26/05/2020
Estratto da pag. 1
Piemonte conta sempre meno, perder? la guida della Sanit?
Stefano Rizzi 07:10 Martedì 26 Maggio 2020Alle grane domestiche ora per la coppia Icardi-Aimar si aggiunge il fronteinterno alla Conferenza delle Regioni. Veneto asso pigliatutto si prende pureAgenas. E per il coordinamento della Commissione in pole c'è l'assessoreleghista dell'Umbria, già nella squadra di Zaia[icardi-con] Veneto pigliatutto e Piemonte in odor di sfratto dalla solapoltrona di rango nazionale che gli è rimasta. I prossimi mesi potrebberoriservare amare sorprese guardando ai posti di comando della sanità e aimovimenti che, già avviati, potrebbero allargarsi dal giorno dopo le elezioniregionali di settembre.[Mantoan-Za]Luca Zaia, nei mesi scorsi e prima dell’esplosione dell’emergenzaCoronavirus, affrontata dalla sua Regione meglio di ogni altra tra quellemaggiormente colpite, aveva piazzato il suo direttore della sanità, DomenicoMantoan alla presidenza dell’Aifa. Un approdo quello del Doge della sanità,com’è stato ribattezzato per il suo indiscusso e notevolissimo potere, alvertice della potente e strategica Agenzia nazionale del farmaco arrivatoquando il governatore del Veneto aveva capito che la sua disponibilità a cedereal Piemonte il suo manager si era fermata contro un muro a Torino. Anzi, dalleparti di Cuneo. L’impuntatura dell’assessore Luigi Icardi per avere Fabio Aimaralla direzione di corso Regina, arrivata a un aut aut – o Aimar o le dimissioni– aveva di fatto costretto Alberto Cirio a declinare sul dirigenteamministrativo dell’Asl cuneese il suo proposito “Vogliamo il più bravo”.[aifa_sede]Adesso Zaia raddoppia, anzi fa tris: oltre a presiedere l’Aifa,Mantoan viene anche nominato, su indicazione del ministro Roberto Speranza edopo una serie di ostacoli posti da alcune Regioni, commissario straordinariodi Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Mantenendoanche se ormai per il tempo necessario per fare i bagagli la direzione dellasanità veneta. Prima delle elezioni che hanno portato il centrodestra agovernare il Piemonte, la poltrona all’Aifa era stata prenotatadall’assessore dell’epoca Antonio Saitta, ma l’allora ministro dei CinquestelleGiulia Grillo si mise di traverso e Saitta restò alla guida della commissioneSanità della Conferenza delle Regioni.Quella poltrona nell’organismo presieduto dal governatore dell’Emilia RomagnaStefano Bonaccini il Piemonte è riuscito a conservarla anche dopo il voto dellaprimavera scorsa e l’arrivo di Luigi Icardi in corso Regina, ma potrebbedoverla lasciare nel giro di poco tempo. L’aria che tira non è certo quella chespinge in poppa il Piemonte. E certo non può contribuire a un eventuale quantoimprobabile prosecuzione nel coordinamento della commissione più importante,insieme a quella Affari Finanziari in capo alla Lombardia, la gestionedell’emergenza che, come noto, non è stata e non è quella del Veneto.[Conferenza]Occupata per la prima volta dal Piemonte quando Sergio Chiamparinosi dimise dalla presidenza della Conferenza delle Regioni, la posizione dicoordinamento in materia di sanità non è un mistero sia ambìta da molti,incominciando dal Veneto e con l’Emilia-Romagna a ruota. Chi da tempo osserva econosce assai bene i meccanismi della Conferenza, indica come più che degna diattenzione, in vista del cambio a scapito del Piemonte, l’Umbria. Un po’ peresclusione, visti i due posti di altissimo livelli occupati dal Veneto e lapresidenza in capo all’Emilia-Romagna, un po’ (e non poco) perché a farel’assessore nella nuova giunta di centrodestra umbra è arrivato dal Nord Est illeghista Luca Coletto, che quell’incarico prima lo aveva svolto dal 2010 al2015 proprio nella giunta di Zaia. E in quel periodo Coletto era stato ilcoordinatore della commissione Sanità in Conferenza. Il suo sarebbe, dunque unritorno, sia pure per conto di una Regione diversa. E molti sottolineano comesia ritenuta importante l’esperienza da quelle parti, non meno che la squadradi tecnici che chi coordina la sanità (come del resto le altre materie) portain trasferta a Roma, incominciando dalla figura cruciale del direttoreregionale.[fazio-667y]Di armi per difender
e la posizione ereditata in virtù di quelledimissioni di Chiamparino, il Piemonte non sembra averne molte. Quanto saràdisposto a spendersi Cirio, per mantenere quel ruolo? La risposta a questadomanda non può tenere conto di una variabile importante che introduceun’ulteriore interrogativo: il governatore rinuncerà all’idea di immaginare uncambio al vertice della sanità regionale oppure continuerà a vedere bene alposto di Icardi Ferruccio Fazio, non a caso da lui voluto a capo della taskforce per riformare la medicina del territorio?L’ostacolo all’ingresso di un esterno, come l’ex ministro, sarà superabilequando lo statuto sarà modificato alla fine di un iter legislativo che Ciriointende avviare già da giugno o, chissà, forse anche prima se ci sarà un passodi lato da parte di qualche assessore che mostra segni di stanchezza. Ilpresidente, al quale non sarebbe mai arrivata la tanto strombazzata (dallaLega) telefonata di Matteo Salvini a tutela di Icardi forse confusa con unmessaggio di una figura di primo piano della corte arcoriana e vicina alCapitano teso a suggerire a Cirio di non correre troppo su possibili cambi disquadra, non può nascondersi da politico navigato come in corso Regina ci siapiù di un problema.[cirio-icar]Non si ricorda un assessore finito sotto attacco praticamente datutto il settore sanitario. Non solo i sindacati, ma addirittura gli Ordini deimedici, inusualmente intervenuti del giro di due mesi con altrettanti documentidalla durezza inaudita. È vero che mai c’è stata un’emergenza come quella delCoronavirus, ma altrettanto vero che le falle del sistema e, prima ancora,della catena di comando regionale hanno messo in evidenza molti limiti e nonpoche incapacità ai vari livelli, iniziando dal vertice. Non certo superabilicon scatti d’orgoglio e reazioni sopra le righe. Tutto questo a Cirio non puòche essere ben chiaro, così come un calo di consensi e un fronte sempre piùvasto di critiche su un tema importante come la sanità che, pur nella terribiletempesta della pandemia, non sono digeribili oltre un certo limite.