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Edizione del 18/05/2020
Estratto da pag. 1
Ripartire dalle Case della Salute. Proposta della Casa della Carit? e della Fond. Santa Clelia Barbieri?
Nella proposta/appello si evidenzia come, nel corso dell'epidemia coronavirus,“il sistema sanitario ha rischiato seriamente di essere travolto” e “il rischiodi collasso del sistema di cura non è dipeso solo dalla diminuzione di postiletto in TI o dalla mancanza di ulteriori strutture specializzate di ricovero,ma soprattutto dal fatto che in questo Paese c’è un’insufficienteorganizzazione dell’assistenza territoriale e domiciliare”. Per questo la Casadella Salute deve essere ripensata per riunire i servizi sociali e sanitari inun’unica gestione dei servizi integrati alla comunità.[front2584925]18 MAG - Una Casa della Salute/Casa della Comunità, che, uscendo da una logicadi sanità con al centro solo l’ospedale, riunisca i servizi sociali e sanitariin un’unica gestione dei servizi integrati relativi ad una comunità presente suun determinato territorio omogeneo. È la proposta promossa dalla Casa dellaCarità di Milano, diretta da don Virginio Colmegna e dalla Fondazione SantaClelia Barbieri di Alto Reno Terme (BO) fatta propria da diverse decine difondazioni, associazioni di volontariato, onlus presenti su tutto il territorionazionale, oltre che dalla Cisl Lombardia e della Provincia di Monza Brianza,da Cittadinanzattiva, e che vede tra i primi firmatari, assieme a numerosioperatori sanitari e sociali: Silvio Garattini, Presidente Istituto di RicercheFarmacologiche Mario Negri Irccs, Rosy Bindi, Presidente Onorario Associazione“Salute Diritto Fondamentale”; Renato Balduzzi, Università Cattolica Del SacroCuore; Marco Frey, Scuola Superiore Sant’Anna Di Pisa; Francesco Longo, Università Bocconi, Mauro Ceruti, IULM, Graziano Del Rio, Capogruppo PD allaCamera dei Deputati, e altri rappresentanti del mondo della cultura,dell’imprenditoria, del sindacato oltre a numerosi cittadini.L’appello è stato inviato al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alMinistro della Salute, Roberto Speranza, al Presidente dell’ANCI, Antonio DeCaro e al Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.Nella proposta, “che - spiegano i promotori in una nota - trova conferma anchenelle buone pratiche evidenziate da una ricerca in corso dell’UniversitàBocconi e della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, su una idea del MovimentoPrima la Comunità”, si sostiene che: “Il sistema sanitario ha rischiatoseriamente di essere travolto dall’emergenza pandemia che è un evento diportata gravissima. Il rischio di collasso del sistema di cura non è dipesosolo dalla diminuzione di posti letto in terapia intensiva o dalla mancanza diulteriori strutture specializzate di ricovero, ma soprattutto dal fatto che inquesto Paese c’è un’insufficiente organizzazione dell’assistenza territoriale edomiciliare”.Per questo, rivendicano i firmatari: “L’aumento dei fondi per la sanitàpubblica deve essere finalizzato prevalentemente ad interventi preventivi, dicura e sociali nel territorio”. “L’emergenza pandemia – continua l’appello - ribadisce con evidenza disarmantequanto la salute non sia un fatto individuale ma un efficace e potenteindicatore di sviluppo sostenibile e di successo di una comunità. Èsignificativo il richiamo che si sta facendo con forza alle responsabilità e aicomportamenti individuali per il raggiungimento di un fine comune. Senza unreale coinvolgimento della comunità nella definizione e nella conduzione di unpiano strategico per la costruzione sociale della salute, alla prossimapandemia la debacle del sistema sanitario sarà peggiore di quella recente”.“Alla crisi sanitaria in corso - evidenziano ancora i promotori - si aggiungel’aumento di coloro che non trovano nell’attuale sistema di welfare garanzie didignità e di equità. Incidono, a vario titolo, in questo fenomeno moltideterminanti sociali di salute ormai noti: la povertà economica, l’età,l’istruzione, il lavoro, il contesto abitativo, la solitudine, la provenienzageografica (anche per quanto concerne le differenze nord-sud nell’ambito di unostesso paese). Inoltre si sta portando un ulteriore duro colpo alla condizionedi disabili, malati mentali, carcerati, immigrati indigenti, sogg
etti chevivono ai limiti della povertà assoluta o relativa, senza contare ledrammatiche vicende che hanno coinvolto tutto il sistema dei servizi per glianziani”.Secondo la Casa della Carità di Milano e la Fondazione Santa Clelia Barbieri diAlto Reno Terme, dunque, “per uscire da una logica di sanità che mette alcentro solo l’ospedale, a sua volta impoverito di operatori e risorse,occorrono proposte concrete di comunità che rendano visibile e operativa sulterritorio un’attenzione alla salute pubblica differenziata secondo i bisogni epartecipata dai cittadini nelle responsabilità e nelle scelte. La soluzioneconcreta, già presente nel nostro ordinamento, sta nella Casa della Saluteluogo di incontro tra tutte le risorse (formali e informali) che contribuisconoalla salute della comunità stessa, a partire dal volontariato non semplicementesupplente ma coprotagonista delle scelte di salute per quel territorio e quellacomunità”.“Bisogni e risorse della comunità - concludono i promotori - si incontranonella Casa della Salute/Casa della Comunità: luogo nel quale tutti i livelli diresponsabilità presenti nel territorio (Ente Locale, Azienda Sanitaria, Scuola,Lavoro, Ambiente, Volontariato) si ritrovano a decidere con la Comunità unprogetto di salute condiviso, alla cui base c’è l’incontro tra diritti edoveri, in una costante pratica della reciprocità e della solidarietà con unaattenzione speciale per i più fragili. Perché la salute, come esperienza dibenessere individuale e collettivo, richiede l’impegno e il contributo di tuttala comunità e di tutti i suoi protagonisti”.18 maggio 2020