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Edizione del 16/05/2020
Estratto da pag. 1
Ristoratori e tassisti in protesta: manifestazioni in piazza Duomo e in centrale
I ristoratori scendono nuovamente in piazza, ma questa volta lo fanno accompagnati da tassisti e commercianti. Durante la mattinata si è tenuta una doppia manifestazione in piazza Duca d’Aosta e in piazza Duomo.

In Duomo. I tassisti e ristoratori presenti in piazza si dichiarano esausti per la situazione economica attuale, e non ritengono che l’attuale “lavoro a mezzo servizio” li possa aiutare a riemergere dalle difficoltà di questo periodo. Un minimo comune denominatore unisce i presenti: l’insoddisfazione delle misure intraprese dal Governo. Sono in molti ad affermare che «l’unico aiuto proposto è quello di indebitarsi con le banche».

«Ci stanno vendendo il Covid 19 come il vaiolo – racconta uno degli organizzatori -, ma non mi sembra che sia così. Noi facciamo la fame. Mentre a Lugano bevono l’aperitivo, qui ci occupiamo delle barche che arrivano piene di profughi».

In centrale. Davanti alla stazione centrale è andata in scena la manifestazione “L’ Italia s’è desta»: 200 tra ristoratori e gestori di bar pronti a chiedere al governo “regole chiare” in vista della riapertura di lunedì 18 maggio. Tra le varie richieste dei manifestanti l’accesso facilitato al credito e la velocizzazione delle procedure per la cassa integrazione.

«Siamo stati ricevuti in Regione – ha raccontato il portavoce Alfredo Zini -. Abbiamo chiesto anche la revisione o la moratoria della direttiva Bolkestein e la possibilità di fare test sierologici ai nostri collaboratori a un prezzo calmierato, non a 62 euro».

Tra i tanti dubbi sulle riapertura anche quella relativa alla gestione del registro che si dovrà tenere con i nomi dei prenotati delle ultime due settimane. Secondo le misure anti-Covid stabilite attraverso la conferenza delle Regioni, il servizio di ristorazione funzionerà solo su prenotazione. «Cosa questa non facile con l’avventore di passaggio, che non ha prenotato. Cosa si fa? Gli si chiede la carta identità?», si domanda ancora uno sconcertato Zini.

 

 

 



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