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Dir. Resp.
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Edizione del 11/05/2020
Estratto da pag. 1
Coronavirus. Commercianti e artigiani ne hanno abbastanza: «Apriamo subito, altrimenti sarà un`ecatombe»
PORDENONE - Preso atto del “no” del Governo alla riapertura del commercio per la giornata di oggi, il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e altre nove Regioni hanno scritto al presidente della Conferenza delle Regioni sollecitando la convocazione di un tavolo con il governo urgentemente per oggi. Obiettivo: avere la certezza - e dunque anche le regole scritte sui protocolli da adottare – che da lunedì 18 ogni territorio regionale possa autorizzare il riavvio delle attività economiche ancora chiuse avendo a disposizione le linee-guida almeno da dopodomani. La Regione alza così il tiro rispetto ai tempi della riapertura del comparto del commercio al dettaglio, ma anche di barbieri, parrucchiere ed estetiste. Una lettera dai toni duri che apre una scenario nuovo nei rapporti tra governo centrale e governatori delle Regioni. Una prospettiva che, qualora fosse disattesa, porterà le Regioni ad agire autonomamente. Insomma, un vero e proprio ultimatum: o dal governo arriverà il via libera o le Regioni andranno avanti per conto proprio autorizzando le aperture. E i toni si stanno alzando sempre di più anche da parte delle categorie produttive del commercio e dell’artigianato. «Auspichiamo – è la presa di posizione di Silvano Pascolo, presidente di Confartigianato Pordenone – che già dalle prossime ore arrivino indicazioni chiare per gli operatori. Non vorremmo che il via libera alle riaperture arrivasse magari domenica 17 alla sera per l’indomanimattina».TONI PIÙ ASPRIIl governatore Fedriga, che non ha fino a oggi cercato di forzare la mano mantenendo una linea di collaborazione con il governo ,si è unito alla forte richiesta dei colleghi di Veneto, Abruzzo, Calabria, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Umbria e Provincia autonoma di Trento nel lanciare l’ultimatum a Roma. Nella lettera alla Conferenza delle Regioni si chiede un incontro con il governo entro la giornata di oggi “al fine di avere assoluta certezza che le linee guida Inail per le riaperture siano disponibili entro mercoledì e che dal 18 maggio ogni territorio, nel rispetto delle misure per il contenimento della pandemia, possa consentire la ripartenza delle attività economiche”. E in mancanza di indicazioni precise? La linea delle Regioni sembra decisa e netta: i governatori agiranno autonomamente.I PROTOCOLLIE proprio sui protocolli Inail il presidente Fedriga nelle ultime ore aveva lanciato quasi una sfida al ministro Francesco Boccia (che ha confermato la propria presenza all’incontro di oggi, assieme al premier Giuseppe Conte): «Abbiamo chiesto di vedere i protocolli che riguardano, per esempio, i negozi di elettronica, abbigliamento per bambini e le librerie aperti già da settimane. Se ci sono potremmo applicarli anche ad altre tipologie di attività. Se non ci sono sarebbemolto grave». E anche ieri il governatore ha ribadito la preoccupazione che ripete ormai da giorni: «Il problema non sarà quando rialzare le serrande, ma sarà che molte attività rischieranno di non riaprire più».APPELLO CATEGORIEOperatori del commercio, ma in particolare barberie, saloni di parrucchiere ed estetiste – nel Friuli occidentale un “piccolo esercito” di quasi mille professionisti – nei giorni scorsi hanno preso atto di un cambio di indirizzo del governo rispetto alla data per le riaperture originariamente fissata al primo giugno. «Gli operatori – sottolinea il presidente degli Artigiani, Silvano Pascolo – si attendono una coerenza su questo. E soprattutto chiedono poche regole, univoche ed efficaci. Se devono esserci i protocolli Inail facciamo in modo che bastino quelli. Non ulteriori regolamenti “fai da te” da parte dei diversi livelli amministrativi». Si “supplica” quasi di evitare il caos dei regolamenti e delle ordinanze. E poi una richiesta quasi logica: «Speriamo che non si attenda domenica prossima per dire che l’indomani si può riaprire. Artigiani, commercianti e piccoli imprenditori, dopo due mesi di blocco, hanno diritto di sapere per tempo le regole in modo che possano organizzare la ripartenza». IMPRESE A RISCHIOLa preoccup
azione delle categorie guarda però oltre: «Saranno mesi durissimi. Le stime sulla mortalità delle imprese – sottolinea Pascolo – sono drammatiche. Speriamo che il governo acceleri sulle misure straordinarie che serviranno, dopo che la Fase 2 è stata condotta in modo piuttosto caotico». Un plauso va invece a come, negli ultimi tre mesi, l’emergenza è stata gestita sul territorio. «Le istituzioni con le forze dell’ordine e il sistema produttivo pordenonesi, sotto la sapiente guida della Prefettura, hanno saputo mostrare una coesione e una unità di intenti sui risultati da raggiungere che rappresenta un modello per come si sono gestite la fase cruenta della pandemia e quella successiva della ripartenza. Speriamo che questa utile esperienza di collaborazione ci aiuti ad affrontare i prossimi mesi che per l’economia non saranno affatto facili».