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Edizione del 28/04/2020
Estratto da pag. 1
Fase 2. Fnomceo: “Prevenzione e monitoraggio del territorio per individuare in tempo nuovi focolai”
"Dobbiamo evitare di ripetere gli errori della prima fase", dice la Fnomceo cheal Governo e alle Regioni dice: “È il momento di una visione illuminata dellasanità che spazzi ogni sterile rivendicazione di potere, rafforzando il sistemasanitario in termini di uniformità, efficacia ed efficienza, come chiedono iprofessionisti della salute e i nostri cittadini”. LA LETTERA[front5696357]27 APR - “Imparare dagli errori compiuti nella gestione dell’epidemia diCovid-19, perché non debbano più ripetersi: è questo il senso della propostascaturita dall’ultima riunione del Comitato Centrale, l’organo di governo dellaFederazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), già anticipata inparte alla stampa. Proposta che ora, anche in vista dell’ormai prossima “Fase2”, il Presidente della stessa Fnomceo, Filippo Anelli, ha voluto presentare,in maniera compiuta e formale, al Ministro della Salute, Roberto Speranza, e alPresidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. Anelli ha dunque preso carta e penna e ha scritto loro una lunga lettera nellaquale esplicita in ogni dettaglio quanto emerso, e che si conclude conun’esortazione: “È il momento di una visione illuminata della sanità che spazziogni sterile rivendicazione di potere, rafforzando il sistema sanitario intermini di uniformità, efficacia ed efficienza, come chiedono i professionistidella salute e i nostri cittadini”. Esortazione cui segue una dichiarazione dipiena disponibilità: “La professione e le loro Istituzioni ordinistiche ci sonoe continueranno ad assicurare il loro apporto, sulla scia della fattivacollaborazione già in atto con il Ministero, rispondendo con tutte le risorse ecompetenze disponibili alla chiamata in causa, in qualunque sede, sia dianalisi che operativa. È questa una affermazione di disponibilità cui ci siaugura possa seguire un reale coinvolgimento della Professione da parte delleAutorità competenti per la definizione di un sistema di assistenza uniforme,efficace ed efficiente”. Ma in cosa consiste, nel dettaglio, la proposta? La parola chiave, come giàanticipato, è “integrazione”: tra assistenza ospedaliera e assistenza sulterritorio, e, soprattutto, tra le diverse competenze professionali dei medicie tra quelle mediche e quelle degli altri professionisti della sanità. Unlavoro d’equipe, insomma, che permetta di monitorare la situazioneepidemiologica e di controllare l’insorgere eventuale di nuovi focolai. “È di tutta evidenza, che oggi, laddove si evidenzia un calo dei contagi ed èalle porte la conclusione seppure graduale dell’isolamento, l’obiettivoprioritario sia quello di una assoluta, capillare sorveglianza epidemiologicache consenta di tenere sotto controllo e trattare adeguatamente eventualifocolai dovessero nuovamente manifestarsi a livello territoriale, anche al finedi evitare un nuovo ricorso al lockdown con tutte le ricadute sanitarie edeconomico-sociali che lo stesso comporta – rileva Anelli nella lettera-. L’esperienza vissuta ha dimostrato che, nella gestione della Fase 1,l’assenza di questo anello nella catena assistenziale ha determinato effettigravissimi; ed è questo un errore che, a nostro avviso, non dovrà ripetersi”. “Il nostro Servizio Sanitario Nazionale ha fatto fronte all’ondata pandemicacon scelte organizzative non sempre condivise che hanno finito per gravareprincipalmente sulla assistenza ospedaliera, che ha retto solo grazieall’abnegazione e al sacrificio dei medici ospedalieri e di tutti coloro cheanche senza le dovute protezioni non si sono mai tirati indietro – argomentaAnelli -. Oggi bisogna imparare dagli errori per evitare di ripeterli. Laprevenzione ed il monitoraggio del territorio è lo strumento per individuaretempestivamente nuovi focolai. Questa attività deve essere svolta grazie aduna capillare ed efficiente rete di Medici di Medicina Generale e di Pediatridi libera scelta che insieme agli specialisti ambulatoriali, interni edesterni, coprono efficacemente tutto il territorio nazionale e costituiscono laprima linea in termini sanitari. Sono questi i cosiddetti “medici sentinella”che in un
contesto come l’attuale, in piena sinergia, potrebbero e, ad avvisodella FNOMCeO, dovrebbero costituire il primo fattore strategico di difesacontro il ritorno e la ripresa del virus, in collaborazione con il dipartimentodi prevenzione e coadiuvando i medici ospedalieri nella loro attività diassistenza, decongestionando le strutture ospedaliere”. “È il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta che per primoè interpellato dal paziente e che per primo ha modo di accertare con il medicospecialista l’evidenziarsi dei sintomi di un probabile focolaio, evitando anchel'accesso improprio al pronto soccorso – afferma ancora Anelli -. Questoimportantissimo dato dovrebbe attivare, a cascata, tutto un percorso che è inrealtà già definito ma che è opportuno perfezionare per migliorare lenecessarie interazioni, partendo dal tempestivo ricorso a test virologici esierologici, e passando procedimenti autorizzatori sburocratizzati, snelli erapidi, libera prescrittibilità di farmaci che a oggi hanno mostrato evidenzedi efficacia. In tal senso il supporto delle USCA costituisce già un solidoriferimento come si sta registrando in questo periodo”. “L’obiettivo di impedire la ripresa del contagio attraverso incontrollatifocolai necessita, a nostro avviso, di incisiva sorveglianza sul territorio conil monitoraggio e modalità definite dagli organismi coordinati dal Ministrodella Salute, dalla Protezione Civile e con il supporto delle Federazioni degliOrdini e dell’Istituto Superiore di Sanità che coinvolgano non solo le“sentinelle” ma anche epidemiologi, igienisti, pneumologi, infettivologi,anestesisti rianimatori, specialisti ambulatoriali con modalità e con ilcontributo essenziale degli Ordini professionali nelle singole realtàregionali – aggiunge - È il momento in cui la professione medica dovràriassumere un peso determinante nelle strategie e nella conseguenteprogrammazione relativa all’assistenza in ossequio con quanto previsto dallaLegge 3/2018. Dovrà essere superata una visione parcellizzata della professioneper definire piuttosto un modello di sanità in cui ogni componente dellaProfessione stessa dovrà essere parte attiva del processo di rinnovamento. Inquesto la Istituzione ordinistica, nelle diverse accezioni nazionale, regionalee territoriale, potrà svolgere un ruolo di garanzia nell’integrazione tra lediverse figure professionali all’interno del sistema di governo della sanitàregionali”. “La Fase 2 si dice sarà un periodo di convivenza con il virus; esperienzepregresse lo dimostrano, ma è questo il momento di non farsi trovareimpreparati, non solo in termini di azioni strategiche ma anche in senso digaranzie e sicurezze dei cittadini e di tutti i professionisti sanitari. Amaggior ragione ciò è importante per i liberi professionisti, quali ad esempiogli odontoiatri per i quali ineludibile è la vicinanza al paziente durantel’esercizio professionale e per i quali i requisiti di sicurezza sono dagarantire attraverso provvedimenti flessibili, sburocratizzati, dedicati, cherendano semplici i percorsi di approvvigionamento, di sdoganamento, didisponibilità dei dispositivi di protezione individuale – dichiara infineAnelli -. Si dovrà affrontare in maniera concreta anche la questione dellavaccinazione influenzale da estendere gratuitamente sin dagli over 55, al finedi una copertura massima epidemiologica che consenta di ridurre la casistica disoggetti colpiti e necessitanti assistenza specifica”.27 aprile 2020