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Edizione del 30/11/2022
Estratto da pag. 1
Vladimir Luxuria al Festival della Canzone Cristiana | iO Donna
Alla kermesse della canzone cristiana 2023. che si svolge nei giorni del Festival di Sanremo, ci sarà anche Vladimir Luxuria. Il Vescovo prende le distanze
In concomitanza con il celebre Festival della canzone italiana, a Sanremo, nei giorni della kermesse, andrà in scena un’altra manifestazione. Ben più circoscritta. E con un’identità ben definita. Si tratta del Festival della canzone cristiana. Che, per la sua seconda edizione, nel 2023, avrà tra i suoi ospiti anche Vladimir Luxuria.

Il direttore artistico del Festival della canzone cristiana, Fabrizio Venturi, ha annunciato la presenza dell’ex parlamentare con estrema gioia. «Sono lieto di comunicare che Vladimir Luxuria sarà ospite del Festival della canzone cristiana Sanremo 2023. Vladimir è un grande personaggio politico e dello spettacolo, una persona che stimo molto, che ha lottato e che lotta ogni giorno contro ogni forma di discriminazione».

E ha continuato. «È anche una bravissima cantante e ci auguriamo che possa esibirsi sul nostro palco, magari con una canzone i cui contenuti sono cristiani. Il nostro Festival canta l’amore, la fede in Dio, la pace, l’unità e veicola un messaggio di amore universale, che accoglie le diversità in quanto colme di ricchezza non solo culturale, ma anche e soprattutto spirituale, nonché necessarie allo sviluppo sociale e morale dell’essere umano».

Per questa seconda edizione, il Festival ha ottenuto i Patrocini anche della Regione Liguria, a firma del Presidente Giovanni Toti, e della Provincia di Imperia, a firma del Presidente Claudio Scajola. Si terrà nel Teatro dell’ex Antico Ospedale della Carità (ora sede della Federazione Operaia Sanremese, a pochi passi dall’Ariston) dal 9 all’11 febbraio 2023.

Vladimir Luxuria, il 26 aprile 2022 alla 37esima edizione del Lovers Film Festival a Torino. Credit: Stefano Guidi/Getty Images

Non c’è, invece, il patrocinio della Diocesi di Ventimiglia – San Remo. E, in una nota pubblicata ieri, 29 novembre, e firmata dall’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali, si legge. «Tra l’11 e il 13 novembre 2022 si è tenuta a Sanremo la 16esima edizione di Jublimusic – Festival Internazionale di Christian Music, l’apprezzatissima iniziativa della Diocesi di Ventimiglia – San Remo, che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Sanremo e del Teatro dell’Opera del Casinò. Partendo dalla vocazione di Sanremo come Città della Musica, il Vescovo Antonio Suetta ha fortemente voluto e sostenuto l’impegno diretto della Diocesi nel settore della musica cristiana o christian music, «per proporre il messaggio cristiano integrale attraverso la musica e le performing arts, linguaggi oggi imprescindibili per qualsiasi azione pastorale, specialmente quando si intende dialogare con le giovani generazioni».

E, in questo modo, prende le distanze dal Festival che, poche ore prima, ha confermato la presenza di Vladimir Luxuria. «Jubilmusic è pertanto oggi l’unica iniziativa ufficiale della Diocesi di Ventimiglia – San Remo nel settore della musica cristiana o christian music, che, a partire dalla manifestazione appena conclusa, già guarda all’edizione 2023 che si terrà a novembre del prossimo anno».

La nota si conclude così. «Va da sé che la Diocesi non ha oggi concesso e non può concedere il patrocinio diretto o indiretto o qualsivoglia forma di appoggio ad altre iniziative di musica cristiana o christian music diverse da Jubilmusic, che venissero organizzate a Sanremo nel 2023 o negli anni a venire. Tali eventuali iniziative non rivestirebbero quindi un carattere ecclesiale, senza alcun riconoscimento, collegamento o appoggio da parte della Diocesi di Ventimiglia – San Remo o da altre realtà ad essa connesse né alcun inserimento nei percorsi pastorali della Chiesa locale».

Questo annuncio non è stata una vera doccia fredda per chi ha seguito le ultime dichiarazioni dell’attivista per i diritti LGBTQ+. Infatti, in una recente intervista con Pierluigi Diaco a BellaMa, Vladimir Luxuria ha raccontato di essersi avvicinata al cattolicesimo. «Sono ritornata a essere cattolica perché Dio accoglie tutti. Non mi sentivo degna per la mia identità sessuale, poi Don Gallo mi ha convinta che non dovevo p
recludere la mia fede in Dio», ha raccontato.

E ha confessato a Diaco. «Ho ripreso ad andare a messa e a fare la comunione. Pensavo che non sarei stata accettata e invece mi hanno accolta a braccia aperte. Probabilmente sono anche stata fortunata nell’aver incontrato sacerdoti accoglienti».

Pochi mesi fa avevano fatto discutere altre sue dichiarazioni rispetto il suo desiderio di adottare un bambino africano. In una lunga e intensa intervista a Verissimo, infatti, lo scorso aprile l’ex opinionista de L’Isola dei Famosi aveva raccontato alla padrona di casa, Silvia Toffanin, del suo intenso viaggio in Mozambico.

Dopo aver trionfato all’edizione 2008 de L’Isola dei Famosi, infatti, Luxuria decise di donare parte del premio – 100mila euro – all’Unicef. In particolare al progetto Proteggere i bambini orfani dell’Aids. Così venne invitata a partecipare a una missione in Mozambico, dal 30 marzo al 6 aprile 2009. In modo da visitare i villaggi che aveva contribuito ad aiutare. «Questi bambini non hanno nonni, non hanno parenti, non hanno nessuno. Vivono da soli in alcune capanne che hanno fatto con il fango e con la paglia, dormono in giacigli di paglia».

Tra tutti, Luxuria è stata toccata in modo particolare dall’incontro con il piccolo Enock, di 8 anni. «Arrivo lì e conosco questo Enock. Bellissimo… con i capelli ricci, con i pezzettini di paglia in mezzo ai capelli… Questo bambino cercava di farsi bello ai miei occhi, di far vedere quant’era bravo. Si metteva con un vaso di legno e con una mazza e mi faceva vedere com’era bravo a macinare la manioca, che è il loro sostentamento, per farne farina. Poi faceva dei salti per farmi vedere com’era bravo a saltare… Com’era bravo a correre. E più io gli dicevo “bravo”, più lui era felice».

Da lì il desiderio di non volersi dedicare solamente al suo lavoro e alla sua carriera. Infatti, una volta che poi si è trovata a partire con il camioncino dell’Unicef, «ho avuto un flash: ho capito che quel bambino pensava che io, una persona di pelle bianca, fossi lì per adottarlo, per dargli una mano. E invece lo abbandonavo al suo destino».

E così aveva concluso. «Non so come… Dentro di me è emerso qualcosa che non so se chiamare maternità, paternità, non so… Forse questa cosa non ha sesso. Ma io ho avuto un trauma. E sono stata chiusa in hotel a piangere per tutto il tempo. Se in quel momento le leggi me lo avessero consentito, io non ci avrei pensato un attimo. Perché qui non si tratta di essere etero, gay o trans: si tratta di avere un cuore e di non averlo. Quel bambino in quel momento aveva bisogno di protezione ma io non potevo portarmelo con me perché sono trans e single».

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