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Edizione del 24/07/2022
Estratto da pag. 1
Gli affari correnti di Draghi - La Provincia Pavese
Intesa per il via libera alla legge sulla Concorrenza senza modifiche poi i dieci miliardi del decreto Aiuti. E il premier spinge per sbloccare la nave rigassificatore di Piombino: «Danno enorme al Paese se saltasse»
ROMA. Nelle ore convulse in cui il governo sta per cadere, Mario Draghi ha un chiodo fisso: evitare che la crisi abbia conseguenze sull’arrivo a Piombino di un nuovo rigassificatore. «Se accade sarà un danno enorme al Paese, non voglio credere lo faranno», dice più volte ai collaboratori di Palazzo Chigi. Fino alle dimissioni del premier, a occuparsi a tempo pieno della questione sono il suo capo di gabinetto Antonio Funiciello e il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Il sì o il no all’opera deve arrivare dal commissario scelto dal governo, ovvero il presidente toscano Eugenio Giani. Il compromesso fin qui trovato prevede che la nave resti ormeggiata di fronte al porto tre anni. Senza quel rigassificatore verrebbe meno un pezzo dell’autonomia dal gas russo: solo grazie a quella nave e ad una seconda prevista a Ravenna l’Italia sarà in grado di stoccare e trasformare le nuove forniture di gas liquido contrattate con Angola e Mozambico. A Palazzo Chigi temono che l’assenza di una precisa volontà politica faccia venir meno la determinazione di Giani e del collega emiliano Stefano Bonaccini. La lista delle cose che Draghi rischia di lasciare a metà è lunga. Nel breve discorso con cui ha annunciato lo scioglimento delle Camere Sergio Mattarella ha detto chiaramente che alcune emergenze non potranno attendere le elezioni e l’arrivo di una nuova maggioranza. La prima: come fronteggiare l’aumento dei prezzi. Per discutere del secondo decreto Aiuti domani Draghi incontrerà (probabilmente via Zoom per via delle molte persone coinvolte) le associazioni d’impresa, da Confindustria a commercianti e artigiani, mercoledì vedrà i sindacati. Grazie al buon andamento delle entrate fiscali il governo ha trovato dieci miliardi di euro, tre dei quali necessari a confermare gli sconti per carburanti e bollette. Gli altri sette sono a disposizione per due ipotesi: o la riproposizione di un secondo bonus da duecento euro per i redditi medio-bassi, oppure un taglio dell’Iva su alcuni beni di largo consumo. Benché a Palazzo Chigi considerino più efficace la seconda, con il passare delle ore si rafforza l’idea che per evitare complicazioni con partiti e sindacati la via più semplice sia ripetere il bonus, magari allargato ad una platea più ampia di lavoratori. Draghi non ha intenzione a questo punto di dilungarsi in mediazioni con i partiti. «Faremo una sintesi di quel che uscirà dal confronto con le parti sociali e faremo una breve consultazioni con i gruppi parlamentari, poi procederemo», spiega una fonte del Palazzo. Il via libera del consiglio dei ministro sarà nella prima settimana di agosto. L’altra questione su cui il Quirinale non vuole si perda tempo è l’attuazione delle riforme del piano europeo, senza le quali rischiamo di perdere la seconda tranche di aiuti del 2022 da venti miliardi. Lunedì in aula alla Camera c’è in agenda il disegno di legge Concorrenza. Per evitare che il provvedimento si impantani, Draghi ha deciso lo stralcio della norma sulla liberalizzazione dei taxi: è la quarta volta che accade con quattro governi diversi. A Palazzo Chigi sono cautamente ottimisti: l’accordo con la maggioranza è quello di chiudere il testo senza ulteriori modifiche. La cautela è per via della pressione a destra della lobby dei titolari di stabilimenti balneari, che chiede di cancellare la riforma delle concessioni e l’aumento dei canoni (risibili) fin qui pagati. A Bruxelles su questo c’è una procedura di infrazione aperta da più di dieci anni, e dunque non potrebbe ignorare lo stralcio. In Parlamento c’è poi da chiudere un pezzo di riforma della Giustizia e da approvare decine di provvedimenti attuativi, alcuni dei quali dovranno passare dal parere del Parlamento. In un’intervista due giorni fa a questo giornale Giorgia Meloni ha detto che «l’Italia non sta usando le risorse del piano nei campi in cui siamo più competitivi degli altri». A Palazzo Chigi l’hanno letto come l’annuncio di una rinegoziazione del piano: una richiesta avanzata più volte dalla maggioranza di larghe intese ma sempre rifiutata da Draghi.Twi
tter @alexbarbera

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