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Edizione del 22/04/2022
Estratto da pag. 1
Pnrr, Trieste crocevia di una sfida epocale: pronti investimenti per 191,5 miliardi
Col convegno di venerdì 22 aprile diventa protagonista dei dialoghi tra governo, esperti e tecnici sull’attuazione del Pnrr
Trieste diventa protagonista dei dialoghi della presidenza del Consiglio su Italia Domani, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, occasione per un aggiornamento sullo stato di attuazione dei progetti, le aspettative delle amministrazioni e dei portatori di interesse locali, oltre che sui vantaggi concreti per i cittadini. Dallo scorso novembre l’iniziativa prevede eventi periodici in tutta Italia con la partecipazione di rappresentanti del governo e di esperti e tecnici coinvolti nell’attuazione del Pnrr. Leggi ancheL’editoriale del direttore del Piccolo: Trieste e il Friuli Venezia Giulia, è il momento di passare dal sogno alla realtàL’appuntamento triestino è in programma oggi, venerdì 22 aprile,, a partire dalle 12, al Centro Congressi del Porto Vecchio. Si inizierà con i saluti introduttivi di Paola Ansuini, capo dell’ufficio per la comunicazione istituzionale e le relazioni con i media della presidenza del Cdm, quindi gli interventi istituzionali del presidente della Regione Fvg Massimiliano Fedriga, del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e di tre ministri: Stefano Patuanelli (Politiche agricole, alimentari e forestali) Mariastella Gelmini (Affari regionali e Autonomie), Elena Bonetti (Pari opportunità e Famiglia). A seguire il dialogo con il pubblico, moderato dal direttore de Il Piccolo Omar Monestier. Leggi ancheLa ministra Gelmini sul Pnrr «Così un’Italia più moderna. La produzione di idrogeno nel progetto bandiera Fvg»Il Pnrr è una sfida epocale per l’Italia. I traguardi sono quelli dell’efficienza, della sostenibilità, della modernità: dalla pubblica amministrazione ai trasporti, dal mercato del lavoro alla sanità pubblica. È passato esattamente un anno dalle parole del premier Mario Draghi, in conferenza con Ursula von der Leyen, in occasione dell’approvazione da parte della Commissione europea: «Italia Domani risponde in pieno alle priorità stabilite dalla Ue. Dà un impulso decisivo alla trasformazione digitale dell’Italia e alla sua transizione ecologica. Contribuisce a colmare i divari territoriali e a rafforzare la coesione sociale. Scommette in maniera convinta su donne e giovani, da cui dipende il rilancio del Paese». Leggi ancheIl ministro Patuanelli: «A Trieste arriveranno le risorse pro capite più consistenti. Il Pnrr un’opportunità da cogliere»Parliamo del resto di una gigantesca dotazione di risorse. Il Pnrr, che si inserisce all’interno del programma Next Generation Eu (Ngeu), il pacchetto da 750 miliardi di euro concordato dall’Unione europea in risposta alla crisi effetto della pandemia, prevede investimenti pari a 191,5 miliardi, finanziati attraverso il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, da impiegare nel periodo 2021-2026. A questi si affiancano ulteriori 30,6 miliardi del Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Cdm del 15 aprile 2021. Su questo secondo capitolo gli interventi, che condividono i medesimi obiettivi e le stesse condizioni di quelli finanziati con le risorse europee, non devono essere rendicontati a Bruxelles e, in alcuni casi, possono avere scadenze più lunghe rispetto al 2026. Leggi ancheDai fondi Ue la spinta alla rivoluzione digitale italiana. Disponibili 50 miliardi per recuperare entro il 2026 ritardi intollerabiliSviluppato su sei missioni – Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture per una mobilità sostenibile; Istruzione e ricerca; Inclusione e coesione; Salute – il Pnrr non è un programma di investimenti tradizionale, ma vuole essere un progetto di trasformazione. Non a caso, l’Europa ha chiesto che gli stanziamenti venissero accompagnati da un significativo pacchetto di riforme necessarie a superare le criticità strutturali che hanno rallentato la crescita e ridotto i livelli occupazionali. L’impegno è di aumentare il Pil nel 2026 di 3,6 punti percentuali rispetto allo scenario di base e di far crescere del 3,2 l’occupazione nel triennio 2024-2026.

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