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Edizione del 07/04/2022
Estratto da pag. 1
La trincea di Mosca in difesa del rublo
La moneta russa torna ai livelli pre-guerra. Ma l’accerchiamento finanziario dell’Occidente spinge la Russia fuori dai mercati internazionali
«Il rischio è quello di una contrazione del Prodotto interno lordo (Pil) pari al 15% rispetto al 2021». Vale a dire circa 22 miliardi di dollari secondo le stime di J.P. Morgan. Tuttavia, si tratta di stime che potrebbero essere riviste al rialzo anche alla luce di una inflazione che attualmente sta veleggiando verso incrementi del 2% su base settimanale, come evidenziato dall’istituto di statistica della Federazione Russa. Nonostante ciò, il rublo tiene. E rimbalza. La divisa russa è tornata ai livelli precedenti dell’invasione dell’Ucraina, sospinta dalle azioni e della Banca centrale guidata da Elvira Nabiullina. «L’azione di supporto continuerà fino a quando non terminerà la guerra», ha spiegato la banca statunitense Morgan Stanley negli scorsi giorni. Non solo. Sono previste, secondo le ultime indiscrezioni degli analisti finanziari, interventi sul fronte valutario. A supporto del rublo, certo. Ma anche per sostenere il rapporto delle partite correnti, utile per auto-finanziarsi dopo un’autarchia de facto. L’inflazione, non a caso, sta mettendo in ginocchio Mosca, ma la soluzione per tranquillizzare i mercati finanziari non esiste. A oggi, come spiegano fonti diplomatiche statunitensi, «Vladimir Putin sta portando la Russia verso un progressivo ritorno verso l’Unione Sovietica». Sia sotto un profilo sociale sia sotto economico. Resta da definire, invece, l’impatto finanziario. Gli istituti di credito dell’area euro sono protetti, secondo la Banca centrale europea (Bce). Ma la tempesta perfetta sul settore energetico che si è abbattuta la scorsa estate con la ripresa post pandemia da Covid-19 ha reso evidente un’offerta insufficiente rispetto alla domanda. Tutto ciò ha fatto balzare i prezzi delle commodity, ben prima dell’invasione russa dell'Ucraina, a causa anche di un’estate poco ventosa con le pale eoliche del mare del Nord ferme, e i produttori che hanno ricominciato a guardare alle miniere di carbone dando una nuova vita a questo combustibile.L’esposizione dei singoli Stati membri non è definibile, ma un primo impatto si può già calcolare. Circa 12 miliardi nel caso dell’Italia, come spiegato da alti funzionari della Commissione europea dietro anonimato. Cifre in linea con quelle diramate dalla Conferenza delle Regioni pochi giorni fa. —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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