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Edizione del 24/03/2022
Estratto da pag. 1
Commissione d`inchiesta sul gioco, Spallone (Università Pescara): "Nel 2021 raccolta tornata ai livelli pre-pandemia. Rispetto al 2019 spesa diminuita di 4 miliardi"
MARCO SPALLONE DOCENTE LUISS

“Dal 2004 in poi, con l’esplosione del settore dei giochi susseguente alle politiche di liberalizzazione, lo Stato ha assunto un compito molto complesso. Tutto ciò che lo Stato doveva porre in essere dal punto di vista legislativo e organizzativo doveva contemperare una serie di obiettivi molto spesso confliggenti. Ad esempio le esigenze di natura erariale con entrate sufficienti e stabili nel tempo e la tutela del giocatore. Il trade off da risolvere è quindi molto complesso. All’interno di questo compito, già difficile, lo Stato ha dovuto fare i conti anche con una serie di vincoli, come quelli stabiliti dalla legislazione europea per la concorrenza sui mercati”.

Lo ha detto il professore Marco Spallone (nella foto), docente di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università “G. D’Annunzio” di Pescara, nel corso della sua audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico.

“Gli interventi più rilevanti in ambito fiscale sono stati tre. Il primo è rappresentato dalla decisione di cambiare la base imponibile per alcuni giochi, ad esempio le scommesse e poi il bingo, passando da una base imponibile sulla raccolta a quella sul margine. Questo ha avuto conseguenze importanti. Il secondo ha riguardato la riforma del SuperEnalotto, c’è stato bisogno di rafforzare i giochi tradizionali rendendo i payout in linea con quelli delle lotterie istantanee. Infine il terzo intervento si è concretizzato con l’inasprimento della fiscalità sugli apparecchi da intrattenimento awp e vlt, che hanno visto crescer la pressione fiscale in maniera sostenuta negli ultimi tempi. Dal punto di vista organizzativo il punto cruciale è stato la Conferenza Stato-Regioni che ha cercato di riordinare l’offerta di gioco sui territori”, ha proseguito Spallone.

“Nella mia analisi prendo in considerazione i dati del 2019, perchè sono quelli pre-pandemia, e i dati del 2021, perchè dal punto di vista dell’evidenza empirica possono essere considerati dati post-pandemia. Ci sono tre parti che ritengo rilevanti e su cui mi concentrerò: l’analisi del mercato nel suo complesso, l’evoluzione diversa che hanno avuto il comparto online e quello offline, e infine la situazione specifica degli apparecchi da intrattenimento. Partendo dal primo punto – ha spiegato il professore – posso dire che il livello della raccolta complessiva nel 2021 ha raggiunto e superato la raccolta complessiva del 2019, che si attestava sui 111 miliardi circa. Direi quindi che il mercato dei giochi ha superato il problema della pandemia e i livelli di raccolta sono tornati ai livelli pre-pandemia. Sottolinerei poi che a parità di raccolta, nel 2021 la spesa dei giocatori è diminuita di circa 4 miliardi di euro rispetto a quella del 2019, passando da 19 miliardi a 15 miliardi di euro”. (segue)