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Edizione del 20/11/2021
Estratto da pag. 1
Sanità, ecco come verranno abbattute le liste d`attesa per le visite: turni la domenica
PERUGIA A leggere i numeri c è da saltare sulla sedia. Dal 2019 al 2020 l Umbria ha perso quasi un milione di prestazioni ambulatoriali. Tra lockdown, zone rosse legate al Covid e...
PERUGIA A leggere i numeri c’è da saltare sulla sedia. Dal 2019 al 2020 l’Umbria ha perso quasi un milione di prestazioni ambulatoriali. Tra lockdown, zone rosse legate al Covid e cittadini che hanno rinunciato a curarsi. È l’altra faccia della medaglia dell’incubo liste d’attesa in sanità che la giunta regionale guidata da Donatella Tesei ha deciso di aggredire con un piano che se non è una cura da cavallo poco ci manca. L’obiettivo è recuperare entro l’aprile del 2022, quindi in meno di cinque mesi, una parte consistente delle 80.137 prestazioni (esami e visite specialistiche) rimaste in coda dopo il blocco da lockdown. Blocco che aveva avuto un punta di 283.440 prestazioni in attesa. Il recupero ha segnato punte superiori ai dati pre Covid a giugno, luglio e agosto. Ma non basta. Il piano è in partenza, la Regione è in regia poi tocca alle aziende scendere in campo. Come? Con le aperture prefestive, festive e serali degli ambulatori, gli accordi con i privati, la riduzione dei tempi delle singole visite che, al netto delle sanificazioni, dovranno tornare a quelli pre Covid. E un allargamento dei confini che non saranno più quelli dei distretti(con tirata d’orecchi di Coletto a Barberini per quella scelta), ma almeno a livello di Asl, o meglio, tutto il territorio regionale con un ruolo chiave delle Aziende ospedaliere. L’assessore alla Salute Luca Coletto semplifica con un esempio: «Se oggi un cittadino va al Cup a Perugia e trova un posto libero per una prestazione a Foligno domani, prende la macchina e si presenta». Ci sarebbe un altrimenti che serve a pulire le liste d’attesa da chi viene preso in carico nel percorso di tutela e al momento del recall del Cup rifiuta senza aver annullato la prestazione perché con un altra ricetta ha trovato data e luogo più comodi. Non si potrà più fare, chi rifiuta data e luogo assegnate verrà cancellato dalla lista. Così, nell’ultimo anno, si sarebbero ripulite 14mila prestazioni in attesa. Il cartellino rosso è un passo obbligato alla responsabilità dei cittadini come quello chiesto al sistema per le prescrizioni appropriate e alle visite di secondo livello: cioè lo specialista deve indicare data e luogo di una vista di controllo senza far passare il cittadino-utente per il Cup. Eppoi visite ed esami con la sanità privata convenzionata. Con una nuova idea che verrà indicata alle quattro aziende, come ha spiegato il dg della sanità regionale, Massimo Braganti: non più a budget ma a target. Per farla semplice: se servono mille tac un’azienda stabilirà le prestazioni mirate. Un’altra leva potrà essere l’intramoenia. Niente blocco, ma l’utilizzo del professionista pubblico che agisce da privato pagato con i soldi del Servizio sanitario.  A proposito di soldi, l’assessore Colletto ricorda: «Per l’abbattimento delle liste di attesa ci hanno dato 4,5 milioni di euro che naturalmente non bastano». Giusto per far capire il buco Covid della sanità regionale tocca i cento milioni (8 miliardi a livello nazionale) e la partita sul battere cassa da parte della conferenza delle Regioni potrà essere utile anche per aprire le nuove strade indicate da Braganti. Ci sono da smaltire oltre 80mila prestazioni all’interno delle 73 specifiche indicate a lista d’attesa. Quelle più frequenti (e critiche) sono nove, si scende a 43 mila prestazioni e entro l’anno toccherà a otorino chiudere il conto; mentre per le gastroscopie ci vorranno, per arrivare a volumi di arretrato ragionevoli, i primi quattro mesi dell’anno che verrà. Le altre prestazioni a più altra frequenza (e quindi più in ritardo) che necessitano di un recupero forte sono cardiologia (51.644 le prestazioni erogate nel primo semestre dell’anno, 5.048 quelle da recuperare entro aprile 2022), oculistica (rispettivamente 54.674 e 3.604), diagnostica immagini eco (61.966 e 6.896), ortopedia (19.681 e 1.504), neurologia (29.414 e 3.909), diagnostica per immagini e risonanze (15.443 e 8.395), pneumologia (10.091 e 2.038), Gastroenterologia (12.240 e 7.922), chirurgia vascolare angiologia (34.834 e 3.960). L’Umbria ha retto meglio dell’Italia
, nel 2020 sul fronte degli screening. Per quello cervicale c’è stato un incremento delle donne sottoposte agli esami (più 1,8% a fronte di un calo in Italia del 43,4%), per il mammografico calo del 9,1% a fronte di un meno 37,6% italiano e per il colorettale dato stabile (-0,2%) a fronte di un calo nazionale del 45,5%. La resilienza del sistema Umbra ha mandato in rosso, in piena pandemia, solo le donazioni di organi. Ma non basta.

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