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Edizione del 04/09/2021
Estratto da pag. 1
Ospedali, reparti a rischio per colpa dei sanitari no vax
Icardi lancia l''allarme e chiede alle Asl una previsione di impatto sui servizi. Per i sostituiti difficile tra trovare, le Regioni pronte a sollecitare l''intervento dei ministro Speranza. L''ex pm Rinaudo scrive agli Ordini: Sospender
LOTTA AL COVID

Ospedali, reparti a rischio per colpa dei sanitari no vax



Stefano Rizzi 07:00 Sabato 04 Settembre 2021

Icardi lancia l'allarme e chiede alle Asl una previsione di impatto sui servizi. Sostituti difficili da trovare, le Regioni pronte a sollecitare l'intervento dei ministro Speranza. L'ex pm Rinaudo scrive agli Ordini: "Sospendere i non vaccinati senza eccezioni"

Il personale sanitario che si ostina a non vaccinarsi non solo viola la legge, ma rischia di provocare la chiusura di alcuni reparti ospedalieri o la riduzione della loro attività impedendo di fornire cure e prestazioni a chi ne ha bisogno. Intanto medici, infermieri, operatori sociosanitari no vax si rassegnino: la sospensione dalla professione da parte dei rispettivi Ordini dovrà essere “piena e incondizionata”, dunque spazzando via interpretazioni più morbide come quella scelta dall’Ordine dei medici di Torino.

Che il non poter contare su oltre tremila dipendenti del sistema sanitario regionale perché destinatari dei provvedimenti di sospensione dal lavoro (e dallo stipendio) abbia delle ripercussioni era chiaro fina dall’inizio, ovvero da aprile quando il decreto poi convertito in legge stabilì l’obbligo vaccinale per il personale della sanità e le misure per contrastare il contagio nei confronti di chi quell’obbligo avesse deciso di non rispettarlo. Adesso, quando le sospensioni dal lavoro sono ancora poche rispetto al numero dei renitenti al vaccino, il problema sta esplodendo. E sarà sempre peggio. “Per questo ho chiesto alle aziende sanitarie e ospedaliere di avere entro al massimo una settimana una valutazione di impatto, ovvero cosa può succedere nei vari reparti e servizi dove il personale viene ridotto a causa dei no vax”, spiega l’assessore alla Sanità Luigi Icardi. Già oggi ci sarebbero in Piemonte un paio di reparti di dialisi in difficoltà ed è solo un drammatico campanello d’allarme, ma anche – diciamolo chiaramente – un pesante atto d’accusa e di altrettanto pesante mancata responsabilità nei confronti di chi dovrebbe anteporre la salute delle persone che è chiamato a curare davanti a tutto e invece non lo fa.

Inutile girarci attorno, quello che ormai si presenta come un ricatto – o ci fate lavorare anche senza essere vaccinati, oppure il sistema sanitario subirà forti contraccolpi – è qualcosa di inaccettabile. Lo stesso Icardi precisa che “mai ho pensato di aprire ospedali e ambulatori a personale non vaccinato. Non solo non potrei farlo, ma neppure lo vorrei. Sono l’assessore alla Sanità e devo garantirla ai cittadini. C’è una legge e va rispettata. Questo non significa negare un problema, legato alla riduzione del personale, che la regione Piemonte così come le altre non possono risolvere senza un intervento del Governo”.

Che la legge non solo vada rispettata, ma anche applicata in maniera corretta lo ha messo nero su bianco in una lettera a tutti gli Ordini professionali coinvolti il commissario alla campagna vaccinale Antonio Rinaudo. La posizione dell’ex magistrato è apparsa subito la più decisa, lasciando anche intravvedere da parte di alcuni di una differenza (che forse c’è) rispetto all’assessore nell’approccio a una questione che non può prestare il fianco a dubbi o interpretazioni di convenienza. 

L’uomo di legge e il politico, ma il punto resta quello: non ci possono essere scappatoie per chi confidando nei tempi lunghi nell’applicazione della norma e dei suoi effetti da parte del Piemonte, penultima regione in questa classifica, ha forse immaginato di poter restare al proprio posto fino alla scadenza della misura, il 31 dicembre, anche se quasi certamente verrà rinnovata. Intanto ogni mese che passa il posto e lo stipendio sono garantiti, in barba a una legge per la tutela della salute dei cittadini.

“La vaccinazion
e costituisce requisito essenziale per l'esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative dei soggetti obbligati – scrive Rinaudo nella lettere inviata agli Ordini professionali –. La legge, per quanto concerne gli ordini professionali, non limita la sospensione allo svolgimento di quelle prestazioni o mansioni che implichino contatti interpersonali. Tale requisito è posto al datore di lavoro nel valutare la possibilità di rimansionamento. Per l’Ordine vale il disposto che la vaccinazione è requisito essenziale per l'esercizio della professione, analogamente al possesso del titolo abilitativo. Ne consegue – spiega l’ex pm – che il sanitario che in assenza del requisito della vaccinazione, continuasse ad esercitare la professione potrebbe incorrere nella violazione del disposto dell’art. 348 del Codice Penale”. 

Non solo, l’ex magistrato avverte sia Ordini, sia datori di lavoro: “Si rammenta che, a sensi del terzo comma dell’articolo in questione, è prevista una pena detentiva e pecuniaria nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato, ovvero ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo”. Insomma, se gli Ordini non sospendessero senza eccezioni i loro iscritti no vax e se le Asl non li adibissero a mansioni che non comportano rischi di contagio o li sospendessero incorrerebbero in sanzioni penali. E se, come osserva ancora il commissario “La mancata vaccinazione costituisce inidoneità all’esercizio della professione sanitaria per il preminente rilievo pubblico di garanzia e controllo che si richiede” è facilmente immaginabile come sia difficile adibire ad altre mansioni medici e infermieri.

Ogni ricorso sinora presentato dinanzi ai vari Tar del Paese è stato rigettato, dunque i sanitari non immunizzati o si vaccinano o stanno a casa. E se quest’ultima opzione porterà a conseguenze anche pesanti per il sistema sanitario con la chiusura di alcuni reparti, “nel caso le valutazioni di impatto chieste alle azienda sanitarie prospettino la possibile interruzione di servizi essenziali e di primaria importanza mi rivolgerò al ministro della Salute, insieme ai colleghi delle altre regioni che sono tutte nella stessa situazione – preannuncia Icardi – e dovrà essere lui a fornire la soluzione”. Martedì in commissione Salute della Conferenza delle Regioni questo sarà il tema all'ordine del giorno.

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