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Edizione del 06/05/2021
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«Quando De Luca al liceo aveva 7 in condotta e simpatizzava per il Partito Liberale»
Il notaio Fabrizio Amato, compagno di banco per cinque anni del governatore al liceo Tasso di Salerno: «Enzo era molto bravo negli studi, all’esame...
l’intervista

Mezzogiorno, 6 maggio 2021 - 07:43

«Quando De Luca al liceo aveva 7 in condotta e simpatizzava per il Partito Liberale»

Il notaio Fabrizio Amato, compagno di banco per cinque anni del governatore al liceo Tasso di Salerno: «Enzo era molto bravo negli studi, all’esame fece il miglior compito d’italiano»

di Gabriele Bojano

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La classe al liceo, De Luca nel cerchio rosso



C’è un notaio estroso a Salerno, che veste colorato, preferibilmente giallo limone e rosso scarlatto, e che odia i cliché, che ha condiviso parte del percorso di formazione scolastica e gli inizi dell’attività politica con il presidente della Regione Campania. Si chiama Fabrizio Amato e ha frequentato con Vincenzo De Luca il glorioso liceo «Torquato Tasso» di Salerno. Anni lontani, che diventano vicinissimi nel ricordo scanzonato del professionista.



Compagni di scuola per quanti anni? «Tutti e cinque, ginnasio e liceo, al corso D. Anzi in terzo liceo siamo stati compagni di banco. Io mi ero ammalato gravemente e iniziai la scuola dopo la Befana, entrai in classe, non c’erano posti liberi tranne che affianco a Vincenzo».

Come mai stava solo, tendevano ad emarginarlo? «Al contrario, forse era lui che non voleva stare con nessuno, aveva già allora un concetto di sè stesso molto marcato. Gli chiesi: ti fa schifo se mi seggo vicino a te? Lui disse di no e così cominciammo a fare un sacco di marachelle».

Marachelle? Chi, De Luca? «Avemmo entrambi sette in condotta, e fu una cosa seria per l’esame di ammissione. Ci fu una strage terrificante, la commissione era molto severa,noi però fummo promossi. De Luca fu il migliore nello scritto di italiano».

Sì però non mi ha detto che marachelle facevate. «Erano scherzi ai professori, niente rispetto a quello che combinano oggi. Una volta per fare colpo sulla professoressa di storia dell’arte che era una bellissima donna raggruppammo tutti i banchi in fondo alla classe creando così uno spazio enorme tra cattedra e banchi. Erano sfottò più che altro, ci divertivamo assai».

Come andava a scuola il futuro governatore? «Era molto bravo, ai temi d’italiano prendeva nove. Eppure non studiava tantissimo. Alla base di tutto c’era intelligenza, memoria di ferro e grandi capacità intuitive».

E caratterialmente? «Abbastanza schivo, non voleva essere scocciato e la mosca al naso non se la faceva passare. A scuola non era un compagnone, però incontrava con le ragazze».

Si comportava da leader già allora? «In lui il carisma era naturale, non è che avesse voglia di capitanare, erano gli altri che lo seguivano. Ha presente la favola del Pifferaio magico?»

Voi vi siete diplomati nel 1968, l’anno della rivoluzione studentesca. Quanto vi coinvolse la contestazione giovanile? «Proprio per niente. A quell’epoca Vincenzo ed io facevamo politica ruotando intorno al Partito Liberale Italiano, senza essere inquadrati, però. Vincenzo allora era svogliato in politica, quando poi si è appassionato nessuno l’ha fermato più».

Una battaglia di De Luca? «Fece un sacco di ammuina e anche qualche corteo quando si cominciò a discutere dell’istituzione delle regioni a statuto ordinario: Vincenzo era contrario all’ente regione».

Poi le vostre strade si divisero. «Sì, io mi iscrissi a Giurisprudenza e lui a Medicina che lasciò quando l’impegno in politica si fece più coinvolgente. E si iscrisse a Filosofia e completò gli studi fino alla laurea».

Vi siete più visti? «Qualche volta, a qualche funerale. Abbracci e baci. Quando diventò sindaco feci un patto con lui, che non l’avrei più frequentato fino a quando fosse rimasto uomo di potere. Non voglio - gli dissi - che la gente pensi che io attraverso di te possa trarre vantaggi».

L’otto maggio è il compleanno di De Luca. Compie 72 anni. Cosa gli regalerebbe? «Un grande cavallo a dandolo di cartapesta, di quelli delle giostre. Ma non mi chieda
perché».

6 maggio 2021 | 07:43

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