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Edizione del 16/04/2021
Estratto da pag. 1
Altro che riaperture, primo maggio in lockdown. Draghi sta con Speranza e alla Lega chiede unità | Il Primato Nazionale
Oggi la cabina di regia con Draghi: nonostante il pressing della Lega le riaperture non ci saranno prima del 3 maggio Il Primato Nazionale
Roma, 16 apr – Niente riaperture prima del 3 maggio, con il fine settimana del 1 maggio in lockdown: Mario Draghi non intende cedere alle richieste della Lega e anzi chiede unità: “No a dispetti e polemiche“. Salvo “miracoli”, per le riaperture bisognerà attendere il prossimo decreto (quello in vigore scade il 30 aprile). Appare questo il quadro più probabile nonostante il pressing della Lega. Oggi alle 11, nella cabina di regia convocata dal premier con le forze di maggioranza, si dovrà trovare la quadra tra “rigoristi” (Speranza e giallofucsia) e “aperturisti” (centrodestra). Tuttavia, dati alla mano su contagi e vaccinazioni, è più che prevedibile che Draghi resterà sulle posizioni di Speranza e di chi non vuole riaprire prima del tempo.

Al contrario, per la Lega e per i governatori di centrodestra “se i dati sono da zona gialla in alcune regioni” bisognerebbe “allentare un po’ le restrizioni“. In effetti Draghi non ha escluso che qualche apertura venga anticipata già entro la fine del mese (la data in rosso è il 26 aprile), i rigoristi giallofucsia frenano. Per il premier, riferisce chi gli ha parlato, occorre sì un cronoprogramma per le riaperture, – date certe da comunicare a chi non ce la fa più e protesta in piazza – ma la ripartenza avverrà dal 3 maggio, non prima. A frenare le richieste di Carroccio e governatori è anche il Comitato tecnico-scientifico. Tanto che probabilmente il fine settimana del Primo maggio sarà in zona rossa nazionale, come avvenuto finora con tutte le festività. Anche su questo fronte il centrodestra chiede restrizioni meno dure, da zona arancione. Capitolo a parte quello del divieto di spostamento tra regioni, che i governatori vorrebbero rimosso almeno tra zone gialle (sempre se verranno ripristinate, visto che sono sospese fino al 30 aprile).

Una possibile anticipazione di qualche alleggerimento delle restrizioni potrebbe arrivare dunque il 26 aprile, sulla scorta del monitoraggio di contagi e ricoveri, ma soprattutto in base all’avanzamento del piano vaccini. L’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali. si dovrebbe esprimere la prossima settimana sul vaccino monodose Johnson & Johnson, su cui punta molto la campagna vaccinale del commissario straordinario Figliuolo (qui i dati aggiornati). Non è d’accordo di aspettare fino al 3 maggio Salvini, che insiste: “Se la cabina di regia vedrà i dati in miglioramento in molte zone d’Italia per me la prossima settimana possiamo fare un Cdm e decretare il ritorno alla zona gialla e quindi alla vita“. Il centrodestra vorrebbe approfittare del monitoraggio di venerdì per programmare già da lunedì 26 aprile le riaperture.

Ma, come è noto, per far tornare l’Italia a tre colori serve un nuovo decreto legge, che per ora diverse fonti dell’esecutivo escludono che arrivi prima del tempo. Altro punto su cui Draghi non sembra voler rivedere la sua posizione è la priorità alla scuola rispetto alle riaperture. Per il premier vanno riportati prima i ragazzi del liceo ancora in Dad sui banchi di scuola e poi riaprire bar e ristoranti. Tutte e due le cose, come abbiamo visto finora, non sono possibili. Almeno secondo i rigoristi.

Dal canto suo, il ministro della Salute lascia intendere in maniera volutamente vaga che non è contrario alle riaperture, ma che per adesso non se ne parla. “Dobbiamo ascoltare il grido d’allarme dei medici che non possono essere lasciati solo in trincea – dice nell’informativa urgente alla Camera -. Bisogna essere tempestivi nelle chiusure quando serve e abbiamo il dovere di costruire una road map per l’allentamento delle misure sempre approvate all’unanimità dal Cdm”. Per il ministro “ci sono le condizioni per guardare con fiducia alla fase che si sta aprendo” e “per raccogliere i primi concreti risultati del lavoro che svolgiamo da mesi grazie alle vaccinazioni”.

Per il neo-presidente della Conferenza delle Regioni “è fondamentale che le istituzioni si muovano di pari passo con i cittadini, superando gradualmente la fase dei divieti e introducendo una nuova stagione di riaperture a
ccompagnate da regole per evitare nuove impennate nella curva dei contagi”. Così il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che ieri ha presentato le linee guida delle regioni per le riaperture al vertice con Palazzo Chigi.

In tutto questo, Draghi chiede di rispettare il clima di unità nazionale. E’ la sollecitazione arrivata dal premier nel corso dell’incontro di ieri con la delegazione della Lega a Palazzo Chigi, a cui non ha preso parte il leader Salvini. Bisogna evitare le critiche, le polemiche e i dispetti tra le forze politiche che fanno parte della maggioranza, avrebbe auspicato il presidente del Consiglio. La Lega, sottolineano fonti del partito, ha sottolineato la correttezza del proprio operato (lo dimostra il numero limitato di emendamenti al dl Sostegni), ma ha evidenziato al premier “gli attacchi, gli insulti e le provocazioni quotidiane di segretario, ministri e dirigenti del Pd”. Durante l’incontro non sarebbe stato toccato invece il nodo Speranza (contro cui FdI annuncia una mozione di sfiducia): “Non abbiamo chiesto la sua testa”, taglia corto Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera.

“Abbiamo chiesto di allentare le restrizioni, anche perché in questo modo si allenterebbero le tensioni sociali che abbiamo visto cominciare a esplodere”, spiega il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo. “Quando le restrizioni durano a lungo, la gente rischia poi di ignorarle”, avverte il leghista. “Bene il confronto, molto utile, tema di attualità è quello delle aperture, per noi il miglior ristoro è quello delle riaperture, certo nessuno dice liberi tutti”. Per Romeo “bisogna pensare a una graduale riapertura di alcune attività, magari all’aria aperta, per piscine e ristoranti, tenendo presente l’impegno di Draghi che ha detto che quando la curva epidemiologica lo consentirà si potrà parlare di riaperture”. “Se la cabina di regia lo confermerà – conclude – allora non capiamo perché non si potrà precedere in quella direzione”. Occhi puntati dunque sul vertice di oggi.

Adolfo Spezzaferro

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