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Edizione del 29/03/2021
Estratto da pag. 1
Calenda offre a Letta l’occasione di scegliere un vicesindaco o prendersi un grande rischio
Carlo Calenda proporrà a Enrico Letta di individuare un esponente del Pd come (suo) vicesindaco, per un ticket in grado di evitare una spaccatura nel campo del centrosinistra al primo turno delle elezioni comunali di Roma. Insieme a questo il leader di Azione propone di condividere con il Pd una discussione comune sul programma e sulla squadra del governo capitolino.

È una novità resa possibile innanzi tutto dal positivo rapporto che esiste fra Calenda e Letta: e non si tratta solo di un fatto umano, quanto di un comune approccio più pragmatico a un appuntamento elettorale che sarà cruciale per mille ragioni, non ultima proprio la misurazione dello stato di salute del Pd dopo che il partito – sono parole di Letta – «aveva toccato il fondo un mese fa», con l’agonia della leadership zingarettiana.

I continui tentennamenti del Nazareno, dove ancora tre giorni fa si diceva che a Roma «sono tutti candidati e nessuno è candidato», potrebbero agevolare la sortita di Calenda. Come minimo, questa si prospetta come l’ultima offerta per smuovere un partito che non sa ancora che pesci prendere e che sbatte il muso contro i «no grazie» di David Sassoli e di quel Nicola Zingaretti fuggito dal Nazareno e riparato alla Pisana, sede della Regione, quando forse avrebbe le carte in regola per prendere il Campidoglio dopo i quattro tormentati anni di Virginia Raggi, la sindaca venuta dal nulla che non ha intenzione di fare quello che Letta forse ha smesso di sperare, cioè togliersi di mezzo e favorire un accordo Pd-M5s-sinistre varie.

Bisogna capire se il nuovo segretario del Pd sposerà l’umore e le istanze del Pd romano che com’è noto è – diciamo così – particolarmente orgoglioso della sua identità, per quanto ammaccata da sconfitte, errori e quant’altro, o se invece metterà la forza del suo partito a disposizione di un candidato riformista, Calenda, molto ostile all’intesa con i grillini e dunque obiettivamente fuori e contro la linea del Pd.

Nel primo caso, c’è Roberto Gualtieri, che ieri il Messaggero indicava come «il candidato del Pd» con tanto di intervista nella quale per la verità il grande annuncio non c’era. Però è chiaro che l’ex ministro dell’Economia ha sciolto la riserva per quello che gli compete. Ma l’impressione è che il suo futuro non sia nelle sue mani.

In ogni caso, tanto per non farsi mancare niente, Letta vuole le primarie a giugno per la scelta del candidato a sindaco, neppure escludendo una mega-consultazione online visto che non saremo ancora usciti dalla pandemia, con il rischio però di mettere in campo un marchingegno di difficile gestione. Tanto che Calenda ripete quello che ha detto mille altre volte: «Le primarie se le fanno da soli». Restando dunque in campo. Con il rischio di un match al primo turno fra Gualtieri e Calenda che potrebbe persino produrre il bel risultato che nessuno dei due conquisti il ballottaggio. È un rischio pazzesco.

Calenda insomma non si ferma – oggi presenta le proposte programmatiche sull’emergenza rifiuti – ma da qualche tempo ha notevolmente ammorbidito i toni polemici verso il Pd fino alla proposta estrema: ticket con un dem e squadra e programma da definire insieme. La parola sta adesso a Enrico Letta.

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