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Edizione del 23/02/2021
Estratto da pag. 1
Coronavirus, sfida destra-sinistra nel governo: Gelmini vuole aprire, Orlando frena
Cautela del premier: “Parametri dei colori inalterati finché non si capisce l’impatto delle varianti”
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Cautela del premier: “Parametri dei colori inalterati finché non si capisce l’impatto delle varianti”

ROMA. «Restiamo a bocce ferme finché non si capisce l’impatto di queste varianti». Approvato il decreto di proroga che vieta per un altro mese gli spostamenti tra regioni, Mario Draghi mette così la parola fine alla discussione innescata in Consiglio dei ministri sulla revisione meno stringente dei parametri che determinano la classificazione dei «colori»: revisione chiesta dai governatori e riportata dalla neo ministra Mariastella Gelmini, che ha consegnato al premier e ai colleghi il documento approvato dalla conferenza delle Regioni. Documento in cui si chiedono anche immediati ristori a fronte di ogni limitazione delle attività produttive e la comunicazione anticipata delle decisioni della cabina di regia sui nuovi «colori» settimanali di ogni territorio. Un pressing, quello dei presidenti di Regione, mosso dalla considerazione che sia meglio limitarsi a pochi indicatori, come contagi e ricoveri in terapie intensive, invece che su calcoli complessi per stabilire parametri da associare al famoso indice di contagiosità Rt. *** Iscriviti alla nostra newsletter Speciale coronavirus

Chi ha assistito seduto al grande tavolo tondo da una delle postazioni protette da pannelli di plexiglas, lo descrive come «un confronto, anche con posizioni diverse, ma senza vis polemica». Fatto sta che al cospetto di un premier poco incline ad apprezzare gli acuti, è andata in scena una pacata argomentazione di Gelmini delle ragioni dei governatori «aperturisti». Stoppata però, prima che dal premier, non solo dal titolare della Salute, Roberto Speranza, ma anche dal neo ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Determinato sì a preoccuparsi dei riflessi sull’occupazione, ma anche a non lanciarsi in avanti prima del tempo: quindi, «meglio non toccare il sistema che fissa le fasce di rischio». I due ministri di sinistra hanno rintuzzato la collega azzurra con l’argomento delle «varianti» del virus. «Prima bisogna capire cosa succede e che impatto avranno nel Paese», ha ribattuto Speranza. Che attende per il fine settimana un report aggiornato sul nodo che più preoccupa gli scienziati in questa fase, ovvero se stanno aumentando i tassi di contagio e quanto prendono piede le varianti inglese e brasiliana.

Dopo che il titolare della Sanità ha fatto il punto sull’andamento dell’epidemia, Gelmini ha dunque rilanciato l’invito dei governatori «a ragionare sui parametri per fissare l’Rt e sul criterio di territorializzazione delle misure, se provinciale o regionale». Spalleggiata da Renato Brunetta, che ha chiesto di valutare misure circoscritte in territori comunali più piccoli. A quel punto anche il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha detto la sua: una cosa è ragionare su livelli regionali e provinciali, altra cosa scendere a livello comunale, perché i dati su bacini molto piccoli rischiano di essere difficili da disaggregare. Insomma, per ora non si tocca niente.

Ma non è stato il solo punto sensibile, legato al Covid, affrontato dai ministri con il premier. Anche la convocazione delle elezioni amministrative ha tenuto banco: ne ha parlato la titolare degli Interni, Luciana Lamorgese. E il leghista Giancarlo Giorgetti, in tandem con Guerini, ha chiesto di seguire un unico schema di decisione tra tornate comunali e regionali: se si rinviano le elezioni comunali in autunno, stessa cosa andrà fatta per le regionali di maggio in Calabria. Draghi ha condiviso: «Discutiamo insieme delle elezioni regionali calabresi e delle amministrative in tutta Italia». Una decisione andrà presa a breve, unica per tutti.

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