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Edizione del 05/10/2020
Estratto da pag. 1
Vaccini antinfluenzali. Per le Regioni scorte ok. Per Ricciardi ci saranno problemi. Ecco la situazione in ogni Regione
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“I vaccini antinfluenzali non bastano. Purtroppo c’è stato un tardivo approvvigionamento da parte delle Regioni. E addirittura, in certi casi un ordine non solo tardivo, ma del tutto insufficiente. Purtroppo la sanità, in questo momento, è regionale. Alcune Regioni si comportano bene, altre male”. A dirlo, ridimensionando i tanti annunci rassicuranti dei presidenti delle giunte regionali, è Walter Ricciardi membro dell’esecutivo dell’Oms e consulente del ministero della Salute. Ricciardi non ha dubbi: il vaccino antinfluenzale non basterà per tutti, almeno stando alla situazione attuale. Una osservazione che ridimensiona di molti quelle del ministro della salute, Roberto Speranza che aveva riconosciuto che “Le Regioni hanno fatto uno sforzo enorme”, “consistito in un aumento del 70% delle dosi di vaccino antinfluenzale rispetto all’anno scorso”. “Ora”, aveva proseguito il ministro “dobbiamo affrontare e risolvere nel tempo più breve possibile anche la questione delle farmacie in condivisione con le Regioni. Secondo me ci sono le condizioni”.

Stesso discorso per il presidente della regione Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, che aveva affermato che “se il governo spinge ancora di più, potremmo dare una mano perché è giusto vaccinarsi”, in merito alle dosi di vaccino antinfluenzale nelle farmacie. Bonaccini ha anche sottolineato che l’Emilia Romagna era già la Regione che dava più vaccini alle farmacie, ma che non era sufficiente. “Ora raddoppieremo”, ha annunciato, “e credo che questo debba essere fatto da tutte le regioni. Questa è la considerazione che anche in Conferenza stiamo facendo”.

Tra ipotesi e giudizi contrastanti vediamo davvero come è la situazione nelle Regioni.

“In Umbria al momento non si riscontra “nessun problema per le vaccinazioni antinfluenzali destinate alle categorie a rischio”: lo rende noto l’assessore regionale alla Salute, Luca Coletto, precisando che “la Regione ha acquistato in totale 262 mila dosi di vaccini, di cui 173 mila dosi per i soggetti che hanno superato i 65 anni di età, 83 mila dosi per tutti i soggetti a rischio per patologie o condizioni varie, anche legate a specifiche attività lavorative, di età compresa tra i 3 e 64 anni. Mentre altre 6 mila dosi sono destinate ai bambini di età compresa tra 6 mesi e 3 anni”. “L’obiettivo del 75 per cento di vaccinazione della popolazione a rischio – afferma l’assessore Coletto – è dunque alla nostra portata, considerando che i soggetti potenzialmente coinvolti sono circa 256 mila, tra over sessantacinquenni, bambini sotto i 6 anni, operatori sanitari e altre categorie”.

In Piemonte la vaccinazione antinfluenzale partirà lunedì 26 ottobre 2020 e potrà continuare anche oltre il mese di dicembre 2020. Lo annuncia la Direzione dell’Assessorato regionale alla Sanità del Piemonte, comunicando ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta che, a partire da lunedì prossimo, 5 ottobre, potranno effettuare la prenotazione delle prime dosi presso qualsiasi farmacia. Sia per motivi di distribuzione che di contenimento delle quantità inutilizzate e della corretta conservazione, gli ordini di vaccino saranno commisurati alla seduta vaccinale programmata dal singolo medico. L’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Icardi, ricorda che la Regione ha provveduto per tempo, fin dall’aprile scorso, all’ordinazione di un milione e 100 dosi di vaccino, vale a dire il 54 per cento delle dosi in più rispetto a quelle utilizzate l’anno scorso (700 mila), con l’intento di allargare il più possibile la platea degli utilizzatori e facilitare così l’emergere delle diagnosi covid che, appunto, potrebbero essere condizionate dai medesimi sintomi dell’influenza stagionale. Il vaccino antinfluenzale disponibile per la campagna di vaccinazione 2020-2021 è il Vaxigrip Tetra (inattivato tetravalente), disponibile in maggior quantità in formato monodose. La prima tranche di fornitura è di 400 mila dosi, alla quale seguiranno altre tre tranche nelle settimane d
e 2, del 9 e del 16 novembre.

La Lombardia assicura “Massima collaborazione per la vaccinazione antinfluenzale dei bambini fino a 6 anni e sulla gestione della sintomatologia degli studenti e un coinvolgimento diretto del pediatra per le attività di prevenzione del disagio sociale dei pre-adolescenti”. L’assessore al Welfare, Giulio Gallera, illustra, in una nota, i punti salienti dell’Accordo Integrativo Regionale raggiunto oggi da Regione Lombardia con le Organizzazioni Sindacali del Pediatri di Libera scelta. E per quanto riguarda alcune notizie emerse nei giorni scorsi, Regione Lombardia chiarisce che la campagna antinfluenzale 2020/2021 partirà la seconda metà di ottobre. I vaccini acquistati sono sufficienti per garantire la copertura delle categorie previste dalle indicazioni nazionali. Si partirà, rispettando l’ordine di priorità con le persone fragili con più patologie definite dal Ministero della Salute, gli Over 60, il personale sanitario, le donne gravide e i bambini fino a 6 anni.

L’assessore alla Salute della Regione Abruzzo, Nicoletta Verì, alla vigilia della campagna vaccinale che prende il via in tutte le Asl. è costretta a ribadire l’impegno dell’istituzione regionale: “Spiace dovermi ripetere, ma quando si creano situazioni di confusione che possono ingenerare timori e allarmi tra i cittadini (specie in un momento difficile, come quello che stiamo vivendo tutti da mesi per il Covid), è giusto che torni a ribadire che in Abruzzo non c’è alcuna emergenza riguardante i vaccini antinfluenzali”. “Come spiegato in più occasioni e come accaduto ogni anno, anche in passato”, spiega l’assessore, “nelle prime settimane sarà data la precedenza ai soggetti a rischio, che verranno contattati dalle Asl con la cosiddetta ‘chiamata attivà. Successivamente si passerà alle altre categorie individuate dai protocolli sanitari, vale a dire anziani, ospiti di strutture socio-sanitarie o case di riposo, operatori sanitari e bambini da 6 mesi a 6 anni, secondo un cronoprogramma ben preciso che non lascerà nessuno indietro”.

La Verì puntualizza come ci si sia dimenticati che le campagne vaccinali sono campagne di sanità pubblica, regolamentate e disciplinate dalla normativa.

“Le attività di vaccinazione per le categorie individuate dalla delibera di giunta regionale del luglio scorso”, prosegue la Verì, “sono gestite dai distretti sanitari, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, che organizzeranno la somministrazione secondo agende prestabilite, anche perché sono ancora in vigore le norme anti contagio che regolano gli accessi ai servizi sanitari. Evitiamo, quindi di diffondere panico tra i cittadini, perché le forniture dei vaccini saranno assicurate costantemente anche in base all’obbligo sancito a livello nazionale per le Regioni che hanno acquistato dosi in quantità eccessiva, di ridistribuirle alle altre che hanno visto le proprie gare andare deserte per l’andamento del mercato. Come ho già spiegato, infatti, le aziende produttrici hanno avuto convenienza a partecipare ai bandi delle Regioni più grandi, indirizzando i quantitativi prodotti su quelle procedure. Un meccanismo che ha penalizzato diverse Regioni, come l’Abruzzo, ma che è stato corretto dal Ministero”.

In base alla delibera di giunta regionale della scorsa estate, in Abruzzo è stata introdotta una forte raccomandazione a vaccinarsi per i bambini tra i 6 mesi e i 6 anni di età e per tutti i soggetti con più di 60 anni. A differenza delle precedenti stagioni, a queste fasce il vaccino sarà garantito a titolo gratuito.

Forte raccomandazione a sottoporsi a profilassi vaccinale anche per gli operatori sanitari e sociosanitari delle strutture pubbliche e private. Anche per queste categorie la vaccinazione è gratuita.

“In questi giorni”, conclude l’assessore Nicoletta Verì, “sento sollevarsi polemiche infondate che vogliono far apparire la campagna vaccinale come un qualcosa che inizia e finisce domani. Non è così e non è mai stato così, perché le vaccinazioni andranno avanti pe
r settimane”.

Anche in Liguria “dalla prossima settimana inizierà la campagna di vaccinazione antinfluenzale, con un mese di anticipo rispetto agli anni scorsi, per garantire nelle prossime settimane ai soggetti più fragili e maggiormente a rischio, e quindi non a tutti, di potersi vaccinare gratuitamente, evitando, a fronte della presenza di altre patologie pregresse, la possibile commistione o una confusione tra sintomi Covid e sintomi influenzali”. Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. “Abbiamo deciso, con una imponente scorta di vaccini, oltre 500mila”, ha fatto presente Toti, “di cominciare in anticipo la vaccinazione per queste categorie. Poi i vaccini saranno estesi anche alle farmacie ed estesi a tutta la popolazione. Se normalmente in passato la campagna di vaccinazione iniziava a novembre, quest’anno abbiamo deciso di iniziare il 5 ottobre per garantire un’ulteriore protezione alla nostra cittadinanza”.

In Basilicata “da metà ottobre i vaccini antinfluenzali saranno disponibili presso gli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta e presso gli uffici di igiene pubblica delle Asl. Sono in arrivo 150 mila dosi, che sono sufficienti per garantire il vaccino gratuito alle fasce d’età delle categorie più a rischio, cioè i bambini da 0 a 6 anni e gli adulti ultrasessantenni”. È quanto afferma l’assessore alla Sanità della Regione Basilicata, Rocco Leone, che ritiene utile “sgombrare il campo da equivoci ed informazioni fuorvianti che stanno circolando in queste ore e di cui in questo periodo già segnato dalle preoccupazioni per l’epidemia da Covid – 19 non abbiamo proprio bisogno”.

Leone chiarisce che “i dati diffusi dalla Fondazione Gimbe, a cui molti si riferiscono, non sono corretti perché si parla di 54 mila vaccini mentre su una popolazione residente di circa 560 mila persone, compresi i numerosi emigranti che non risiedono in Basilicata, abbiamo prenotato 150 mila vaccini che saranno sufficienti a coprire circa il 30 per cento della popolazione totale. Abbiamo inoltre raccolto l’indicazione del Comitato tecnico scientifico di estendere la campagna vaccinale gratuita alla fascia di età 60/64 anni, che negli anni precedenti non era compresa. Si consideri che l’anno scorso con 55 mila dosi la Basilicata è stata tra le Regioni che hanno fatto il maggior numero di vaccini in Italia, con una copertura del 17,3 per cento della popolazione a fronte di una media nazionale del 16,8 per cento”. “Vorrei quindi invitare gli organi di informazione ed i responsabili di organizzazioni sociali e sindacali”, ricorda infine Leone, “a venire in Dipartimento e chiedere informazioni prima di diffondere dichiarazioni basate su dati inesatti che finiscono per creare ansia e tensioni in un momento in cui ce ne sono già a sufficienza. Noi siamo come sempre disponibili a fornire ogni utile chiarimento”.

L’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, ha reso noto che “Con 2,4 milioni di dosi aggiudicate di vaccino antinfluenzale il Lazio è la prima regione italiana per approvvigionamento, neanche una dose dovrà essere inutilizzata ed è per questo che tutto il Sistema è stato mobilitato. Noi siamo stati tempestivi nel fare gli ordini poiché già il 17 aprile con ordinanza n° 30 del presidente Zingaretti è stata impostata la campagna di vaccinazione 2020/21. Sono già oltre 1 milione le dosi consegnate alle Asl che le stanno distribuendo ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta e ai centri vaccinali delle stesse Asl. Non vi è alcun ritardo poiché anticipare troppo può significare non avere la copertura quando il picco influenzale raggiungerà l’apice e questo potrebbe comportare dei richiami ovvero utilizzare più dosi. Abbiamo previsto, considerata la straordinarietà della campagna di quest’anno che coincide con la pandemia della Sars CoV-2, di ampliare la rete di offerta anche attraverso l’utilizzo dei drive-in regionali e della rete delle farmacie come progetto sperimentale.

A questo scopo potrebbero essere circa 400
le farmacie del Lazio ad aderire al progetto ‘vaccinazioni in farmacia’. Abbiamo chiesto al CTS un nullaosta alla possibilità che la somministrazione delle vaccinazioni avvenga ad opera e sotto la responsabilità di un operatore sanitario opportunamente formato. Altri Paesi consentono di somministrare la vaccinazione in farmacia tra i quali Francia, Germania e Regno Unito. In questa fase è necessario ampliare il più possibile la rete di offerta. Il Lazio è pronto a fare la sua parte e chiediamo che ci sia la massima cooperazione. La cosa migliore che può fare ora il cittadino nella fascia di età dai 60 anni in su è contattare il proprio medico di medicina generale per prenotare in sicurezza la vaccinazione oppure nella fascia 6 mesi/6 anni contattando il proprio pediatra di libera scelta”.

Una nota a firma del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e del direttore del Dipartimento Promozione della Salute, Vito Montanaro ha fissato gli indirizzi operativi per la gestione di casi e focolai nelle scuole e università pugliesi durante l’emergenza sanitaria Covid 19. “Vogliamo mettere a sistema le responsabilità in questo settore e dare una mano a scuole e università per una ripartenza delle attività senza rischi”, ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Nl documento si sottolinea anche che l’attenzione alle misure generali di prevenzione e protezione rappresenta, come ampiamente dimostrato, la migliore strategia per attenuare i rischi di contagio virale (stagionale e COVID-19) insieme all’adesione massiccia alla campagna di vaccinazione antinfluenzale 2020-2021 in via di attivazione da parte delle strutture del Servizio Sanitario Regionale.

In Emilia-Romagna Da lunedì 12 ottobre, da Piacenza a Rimini, saranno già disponibili 1,2 milioni di dosi (+20% rispetto alla scorsa stagione); a queste potrebbe aggiungersi un ulteriore 20% in caso di bisogno. Il vaccino potrà essere somministrato in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se il cittadino si presenterà in ritardo, cioè oltre il 31 dicembre 2020. Non solo, perché sarà anche rafforzata l’offerta della vaccinazione antinfluenzale ai soggetti ad alto rischio, di tutte le età. Con un chiaro obiettivo: in un anno che si preannuncia complesso, poiché la stagione influenzale vedrà, molto probabilmente, una co-circolazione di virus influenzali e SARS-CoV-2, si punta a ridurre le complicazioni e semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti.A fissare la data di avvio, le indicazioni per l’attuazione della campagna vaccinale e la sorveglianza dell’influenza, la circolare che è stata inviata alle Aziende sanitarie dalla Direzione generale dell’assessorato alle Politiche per la salute.

Ecco, in sintesi, i contenuti. La vaccinazione antinfluenzale va offerta gratuitamente a soggetti di età pari o superiore a 60 anni, con o senza patologie croniche; donne che all’inizio della stagione epidemica si trovano in gravidanza; medici e personale sanitario di assistenza nelle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali; soggetti ricoverati presso strutture per lungodegenti;soggetti tra i 6 mesi e i 60 anni con patologie croniche; familiari e contatti di soggetti ad alto rischio; soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo (personale scolastico, polizia, carabinieri, vigili del fuoco, e così via); personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani; volontari in ambito sociosanitario e donatori di sangue.

L’inserimento dei bambini e adolescenti sani nelle categorie da immunizzare prioritariamente contro l’influenza stagionale è oggetto di discussione da parte della comunità scientifica internazionale. Quest’offerta verrà valutata nel prossimo Piano nazionale prevenzione vaccinale; in attesa dell’offerta gratuita per questa fascia di età, ancora per quest’anno la vaccinazione resta a pagamento e può essere eseguita anche dai servizi vaccinali dopo aver garantito la vac
cinazione ai soggetti fragili.

Infine sulla base di un accordo raggiunto dalla Conferenza Stato-Regioni, per rendere disponibile al mercato privato una quota di vaccini, le Regioni rinunciano ad una parte di dosi vaccinali già acquistate tramite gara. Nel caso dell’Emilia-Romagna si tratta del 3%, pari a 36mila dosi, che saranno quindi a disposizione dei privati.

Fonte: Regione.it