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Edizione del 17/09/2020
Estratto da pag. 1
Vaccini antinfluenzali. Assofarm scrive ai Comuni: “Alle farmacie assegnate quantit? insufficienti”
Il sindacato delle farmacie comunali scrive al presidente dell’Anci, Antoni DeCaro dopo la decisione della Stato-Regioni di assegnare alle farmacie 250 miladosi inferiore rispetto alle 850 mila dell’anno passato. “A rischio non c’èsolo la salute dei privati cittadini, ma anche la produttività del Paese, giàmessa a dura prova dalla prima fase dell’epidemia”.[front4204393]15 SET - “Le oltre 1.600 Farmacie Comunali italiane vivono un forte senso dipreoccupazione per quanto in questi giorni Governo e Regioni stanno decidendoin tema di vaccini antinfluenzali. Come avrà avuto modo di sapere dalla stampa,nelle settimane scorse le Regioni italiane hanno acquistato la totalità dei 17milioni di dosi di vaccino antinfluenzale immesse nel mercato italiano dalleaziende produttrici. A seguito di una richiesta del Ministero della Salute,originata da una nostra specifica istanza, la Conferenza delle Regioniconcederà alle farmacie territoriali circa 250.000 dosi per la vendita acittadini non rientranti nelle categorie a rischio. Per questi ultimi, invece,è prevista la somministrazione gratuita da parte dei medici di medicinagenerale e delle strutture sanitarie regionali. A conti fatti, ogni farmaciapotrebbe disporre di circa 13 dosi di vaccino. Una quantità del tuttoinsufficiente alla richiesta per degli anni ordinari (lo scorso anno tutte lefarmacie italiane hanno distribuito oltre 850.000 dosi), ma da considerarsiaddirittura risibile in un autunno del tutto straordinario come questo”. Èquanto scrive il presidente di Assofarm, Venanzio Gizzi in una letteraindirizzata al presidente dell’Anci, Antonio De Caro. “A rischio – rimarca Gizzi - non c’è solo la salute dei privati cittadini, maanche la produttività del Paese, già messa a dura prova dalla prima fasedell’epidemia. Va infatti considerato che negli anni passati buona parte dellenostre disponibilità è stata acquistata dalle attività produttive, perché nelvaccino antinfluenzale vedevano un mezzo per contrastare l’assenza per malattiadei loro dipendenti”. Ma il leader delle farmacie comunali affronta anche la questione dellapossibilità che sia il farmacista a somministrare il vaccino. Una propostabocciata in toto dai medici. “Nelle ultime settimane – scrive Gizzi - leFarmacie Comunali italiane si sono battute con impegno affinché possanocontribuire alla distribuzione massiva del vaccino, attraverso uncoinvolgimento diretto ed attivo del farmacista. Stiamo parlando di una praticasanitaria sempre più diffusa nel mondo. Una recente ricerca della FederazioneFarmaceutica Internazionale, ha dimostrato come negli ultimi quattro anni ipaesi che autorizzano la vaccinazione in farmacia contro gli agenti patogenipiù diffusi sono passati da 20 a 36. Oggi, in tutto il mondo, quasi 1,8miliardi di persone hanno la possibilità di rivolgersi alla loro farmacia difiducia per proteggersi contro le principali malattie infettive. Paesi comePortogallo, Francia, Svizzera, Inghilterra, Germania, Norvegia e Sveziaconsiderano la vaccinazione in farmacia una pratica non pericolosa per lasalute del cittadino” “Quindi – evidenzia - i governi dei principali paesi europei consentono lavaccinazione in farmacia. Perché nel nostro paese ciò non è consentito propriodagli stessi soggetti che continuamente si richiamano all’Europa come modelloda imitare? Le farmacie comunali stavano peraltro dando il via ad una campagnanazionale di comunicazione a sostegno del vaccino. Operazione oggi sospesaperché senza disponibilità del vaccino stesso nelle farmacie non si offrirebbeai cittadini una compiuta risposta alle proprie esigenze rischiando, alcontempo, di lanciare un messaggio contraddittorio”. “Il nostro timore – precisa Gizzi - , signor Presidente, è che a bloccare ilcontributo delle farmacie alla diffusione vaccinale, siano state le resistenzecorporative di alcune categorie sanitarie oggi uniche deputate a somministrareil vaccino. In queste settimane il fronte di chi è favore alla somministrazionedei vaccini in farmacia si è arricchito della presenza di scienziati erappresentanti di diverse sigle sanitarie, di espo
nenti politici e addiritturamedici”. “A mancare però, alla fine, - conclude - è stata la capacità di incidere sulleistituzioni regionali. Certo della Sua considerazione per il sistema delleFarmacie Comunali Italiane, così come abbiamo avuto modo di apprezzare con lafirma del Protocollo di collaborazione a suo tempo sottoscritto, oltre alla Suacostante attenzione per l’evoluzione del sistema sanitario localenell’interesse del cittadino, sono ad auspicare un Suo interessamento direttopresso la Conferenza delle Regioni, per il quale mi consideri fin d’ora a Suadisposizione riguardo maggiori approfondimenti e necessità di confrontodiretto”.15 settembre 2020