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Edizione del 13/08/2020
Estratto da pag. 1
Anziani e badanti che rientrano in Italia, la ricetta per tutelarli dal rischio contagio
Dallo scorso 22 luglio, quando il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato la nuova ordinanza contenente ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza ep...
Dallo scorso 22 luglio, quando il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato la nuova ordinanza contenente ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, chi arriva in Italia da Romania e Bulgaria è obbligato a trascorrere un periodo di sorveglianza sanitaria e di isolamento fiduciario di 14 giorni.

Una misura sacrosanta, soprattutto per chi in casa si fa aiutare da colf, badanti e baby sitter, considerando che il 70% dei circa 850 mila domestici regolari sono stranieri ed in particolare originari dell’Est Europa, da cui proviene il 41% del totale e che oltre la metà di questi sono badanti, molto spesso impiegati in regime di convivenza, quindi a strettissimo contatto con anziani, disabili e malati, ovvero le persone più vulnerabili e a rischio di contagio.

Ecco perché fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria abbiamo chiesto al Governo di tenere sotto controllo medico questa categoria di lavoratori ai quali, anche nel periodo del lockdown, non è mai stato imposto uno stop.

Oggi, seppur con grande ritardo rispetto alle richieste avanzate, finalmente arrivano segnali di attenzione da parte del Governo ma anche delle regioni che si stanno organizzando con ordinanze specifiche sui diversi territori. Ma si tratta di misure sufficienti a tutelare famiglie, anziani e lavoratori stessi?

Partiamo dal principio. L’ordinanza del ministro Speranza parla solo di isolamento fiduciario ma non di dove questo debba essere trascorso, dimenticandosi che molti di quei lavoratori che in queste settimane stanno facendo ritorno in Italia dai Balcani sono proprio badanti. Stando alle regole, il domestico, se convivente, potrebbe tranquillamente indicare al vettore con il quale viaggia l’indirizzo del datore e lì trascorrere il periodo di 14 giorni. Ma cosa succederebbe se questo avesse contratto il virus e fosse asintomatico?

Per questo motivo nel pacchetto di proposte che abbiamo inviato al Governo (al presidente del Consiglio Conte e ai ministri Speranza e Boccia) c’è anche quello di prevedere delle residenze extra abitative dove trascorre l’isolamento e l’eventuale quarantena in caso di positività. E ancora, abbiamo chiesto che vengano resi obbligatori i tamponi per i domestici che rientrano in Italia, da sottoporre con una certa periodicità per tutelare l’anziano anche nei mesi successivi a quello dell’arrivo.

D’altronde un datore di lavoro non può impedire alla propria colf, badante o baby sitter di uscire di casa o di non frequentare altre persone, magari connazionali che tornano dai Paesi di origine dove il virus sta imperversando.

Ultima questione ma non certo per importanza, quella relativa alle ordinanze regionali. In queste settimane alcuni presidenti di regione, come Zaia in Veneto o Zingaretti nel Lazio, hanno firmato provvedimenti che denotano grande attenzione per il comparto. Il problema, però, è che si tratta di misure molto differenti tra di loro che generano confusione nella popolazione, soprattutto in quella anziana che ha meno strumenti per informarsi in tempo reale.

Per questo motivo abbiamo chiesto al presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini e a tutti i governatori d’Italia di coordinarsi, di mettere in campo provvedimenti analoghi ispirandosi a linee guida uguali per tutti: tamponi e non test sierologici; un sistema adeguato di accoglienza ed informazioni capillari. Senza tutto questo il rischio concreto è che si possano generare nuovi focolai domestici come avvenuto nei mesi scorsi nelle Rsa.

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